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Arthur Ashe

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Messaggio Da Matusa Gio 02 Ago 2018, 09:28

Ho trovato un articolo recente su Ashe, http://www.iogiocopulito.it/arthur-ashe-il-campione-di-umanita/.

Da razzo tifavo anche per Ashe, perché giocava con gli occhiali. Come Berruti, che correva con gli occhiali, come ora Istomin. A 13 anni avevo appena iniziato ad usare gli occhiali, ricordo che scendendo le scale rischiai di rotolare giù perché non riuscivo a calcolare bene le distanze. Il mio tennis peggiorò improvvisamente, per poi migliorare. Ma quel che è peggio, le ragazze imbruttirono. Vidi difetti prima invisibili, e maledissi il momento in cui avevo iniziato ad usarli. Peraltro bastava levarseli.

Occhiali a parte, Ashe è stato una persona straordinaria, una forza d’animo eccezionale.
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Messaggio Da Ospite Gio 02 Ago 2018, 10:45

Biografia
Arthur Robert Ashe Jr. nasce il 10 luglio del 1943 a Richmond, in Virginia, figlio di Arthur Sr. e di Mattie. Diventato orfano di madre quando non ha ancora compiuto sette anni, viene cresciuto insieme con suo fratello Johnnie - più giovane di lui di cinque anni - solo dal padre. L'adulto gli impone una disciplina molto rigida che lo incoraggia a eccellere sia a scuola che nello sport.

Proprio il padre, però, gli impedisce di giocare a football americano - uno sport molto diffuso tra i bambini neri - a causa della sua conformazione fisica leggera. Ancora bambino, Arthur Ashe comincia a giocare a tennis. E il suo talento naturale viene notato da uno studente della Virginia Union University, Ron Charity, che è anche un istruttore di tennis a Brookfield. Questi insegna ad Ashe i fondamentali dello sport e lo invita a prendere parte a tornei locali.

Fu proprio l'atteggiamento di mio padre a farmi capire che l'affrancamento di noi neri non era venuto con la fine della guerra di secessione, né con le leggi successive. Era in corso. La mia trisavola era stata venduta per una balla di tabacco, mio nonno era stato meno libero di mio papà, che era meno libero di me, ma non se ne lagnava. Io sarei stato il primo nero ammesso in uno sport di bianchi.
Una volta iscrittosi alla Maggie L. Walker High School, Ashe continua a giocare a tennis: Charity lo fa conoscere a Robert Walter Johnson, il fondatore del Junior Development Program dell'Ata, l'American Tennis Association.

Come mi vide, dovette prendergli un colpo. Ero pelle e ossa, avevo un racchettone più lungo di me. Credette che fossi affamato, perché mi mandò subito in cucina a nutrirmi.
Fino al 1960, Ashe viene allenato da Johnson durante i suoi campus estivi a Lynchburg, e da lui apprende anche l'importanza della socializzazione tra le razze tramite lo sport.

Gli studi e la formazione tennistica

Nel 1958, Arthur Ashe diventa il primo afro-americano a giocare nei campionati del Maryland. Nel 1960 accetta l'offerta di Richard Hudlin, un insegnante di sessantadue anni di St. Louis e amico di Johnson, di trasferirsi proprio a St. Louis, per frequentare la Summer High School, dove avrebbe potuto competere più liberamente.

Ashe, quindi, va a vivere con Hudlin con la sua famiglia, avendo la possibilità di rinforzare il proprio fisico. Successivamente, diventa il primo afro-americano a vincere il titolo nazionale junior indoor. Viene poi premiato dalla UCLA di Los Angeles, con una borsa di studio. Durante la frequentazione di questa università californiana viene allenato da J.D. Morgan e ha l'opportunità di allenarsi regolarmente in compagnia del suo idolo sportivo, Pancho Gonzales, che vive nei paraggi.

La carriera professionistica

Dopo essersi laureato in business administration, il 4 agosto del 1966 Arthur Ashe si unisce all'esercito americano, dapprima a Washington e poi a West Point. Lascia le armi nel 1969. È proprio questo l'anno in cui passa tra i professionisti. Vincitore del primo US Open dell'era open, contribuisce a portare gli Stati Uniti al successo anche in Coppa Davis, sorta di campionato del mondo per nazioni.

Arthur Ashe e l'apartheid
Figura importante nella nascita dell'ATP, l'Association of Tennis Professionals, deve fare i conti con il governo di Johannesburg, che a causa del colore della sua pelle non gli permette di giocare gli Open in programma in Sudafrica. Arthur decide allora di dare risonanza internazionale a questo avvenimento dando il la a una vera e propria campagna di denuncia rispetto all'apartheid. Domanda addirittura che la federazione sudafricana venga espulsa dal circuito tennistico professionale.

La vittoria a Wimbledon

Dopo aver vinto il suo primo Australian Open, il tennista americano trascorre alcuni anni di appannamento fino al 1975, anno destinato a rivelarsi il migliore della sua carriera. In questa stagione, infatti, vince Wimbledon, il più prestigioso torneo del pianeta, battendo in finale in maniera inattesa Jimmy Connors, che era arrivato in finale senza mai perdere un set.

Il matrimonio

Il 20 febbraio del 1977 si sposa con Jeanne Moutoussamy, un'artista e fotografa che aveva conosciuto solo pochi mesi prima, nell'ottobre dell'anno precedente, in occasione di una serata di beneficenza della United Negro College Fund. A celebrare la cerimonia è Andrew Young, l'ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite. Il matrimonio si tiene in una cappella dell'ONU a New York.

Ashe si sposa con una vistosa fasciatura al piede sinistro, conseguenza di un'operazione a cui si è sottoposto pochi giorni prima.

Il ritiro dal tennis

In seguito Ashe giocherà fino al 1980. L'anno prima viene colpito da un infarto che lo convince a ritirarsi. L'attacco di cuore lo sorprende nel luglio del 1979, mentre Arthur sta tenendo una lezione di tennis a New York. Dal momento che il suo fisico è sano come quello di ogni atleta, appare evidente che tale evento è dovuto a una patologia ereditaria. La madre di Ashe è morta proprio per problemi cardiovascolari ad appena ventisette anni, mentre il padre è stato vittima di un primo infarto a cinquantacinque anni e di un secondo infarto a cinquantanove anni, proprio una settimana prima di quello di Arthur.

Una volta appesa la racchetta al chiodo, tuttavia, Arthur Ashe non abbandona la scena: diventa commentatore per la ABC Sport e scrive per il "Time". Ma è anche il capitano della squadra americana di Coppa Davis e fonda la National Junior Tennis League.

Il ritiro dal tennis e la malattia

Nel 1983 deve fare i conti con un altro infarto, da cui comunque riesce a riprendersi. Dopo essere entrato nella Tennis Hall of Fame nel 1985, nel dicembre del 1986 Ashe e sue moglie adottano una bambina, a cui viene dato il nome di Camera, in onore del mestiere di Jeanne ("Camera" in inglese vuol dire "macchina fotografica").

Un paio di anni più tardi, però, la vita della famiglia Ashe cambia in maniera tragica. Arthur nel 1988 scopre che nel corso di una trasfusione di sangue effettuata in occasione di uno dei due interventi al cuore che aveva subìto, ha contratto il virus dell'Hiv. Da quel momento in avanti presta la massima attenzione alla diffusione dell'Aids, anche se decide di mantenere segreta la notizia della sua malattia. Il mondo la apprende solo l'8 aprile del 1992, quando il suo grave stato di salute viene reso noto da "Usa Today".



Bisogna avere sempre speranza. Io spero che, se non sono ancora possibili dei rimedi per questa malattia, se ne troveranno in futuro.
Un paio di mesi prima di morire, egli fonda l'Arthur Ashe Institute for Urban Health, organizzazione che ha lo scopo di aiutare le persone che hanno un'assicurazione medica non adeguata al proprio stato di salute. anche grazie a questa attività viene nominato dal magazine di "Sports Illustrated" sportivo dell'anno.


Una settimana prima di morire, Ashe conclude la sua autobiografia, intitolata "Days of Grace". Il tennista afro-americano muore all'età di 49 anni a New York il 6 febbraio del 1993, a causa delle complicazioni dovute all'Aids. A Flushing Meadows, il complesso dove ogni anno si disputano gli US Open, il campo centrale - il più grande del mondo per la capienza di spettatori - è intitolato alla sua memoria.

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Messaggio Da Attila17 Ven 03 Ago 2018, 11:51

Io ho iniziato a giocare a tennis , o meglio a prendere seriamente in considerazione il tennis dopo che mio zio mi regalò il sul libro, avevo 12 anni , libro illustrato con disegni , anche schemi , impugnature etc, non essendoci ancora internet ai tempi è stao il mio primo riferimento su tutto.
Mi ricirdo ancora due cose , la prima è sul punteggio diceva che il 3 punto era sempre quello più importante ,e da li ho iniziato a ragionarci ( da dodicenne ) nelle partite.
E poi una delle sue frasi più belle riferite al tennis :"Comincia da dove sei, usa quello che hai, fai quello che puoi."
Gran persona .


"Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare : dell interruzione  un nuovo cammino ; della caduta  un passo di danza; della paura una scala; del sogno un ponte e del bisogno un incontro."
Fernando Pessoa.
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Messaggio Da ace Ven 03 Ago 2018, 12:04

@Attila17 ha scritto:Io ho iniziato a giocare a tennis , o meglio a prendere seriamente in considerazione il tennis dopo che mio zio mi regalò il sul libro, avevo 12 anni , libro illustrato con disegni , anche schemi , impugnature etc, non essendoci ancora internet ai tempi è stao il mio primo riferimento su tutto.
Mi ricirdo ancora due cose , la prima è sul punteggio diceva che il 3 punto era sempre quello più importante ,e da li ho iniziato a ragionarci ( da dodicenne ) nelle partite.
E poi una delle sue frasi più belle riferite al tennis :"Comincia da dove sei, usa quello che hai, fai quello che puoi."
Gran persona .

beh , tu e ragionare nel tennis è una parola grossa Very Happy , come per me peraltro Arthur Ashe 106988
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Messaggio Da Attila17 Ven 03 Ago 2018, 12:15

ace59 ha scritto:
@Attila17 ha scritto:Io ho iniziato a giocare a tennis , o meglio a prendere seriamente in considerazione il tennis dopo che mio zio mi regalò il sul libro, avevo 12 anni , libro illustrato con disegni , anche schemi , impugnature etc, non essendoci ancora internet ai tempi è stao il mio primo riferimento su tutto.
Mi ricirdo ancora due cose , la prima è sul punteggio diceva che il 3 punto era sempre quello più importante ,e da li ho iniziato a ragionarci ( da dodicenne ) nelle partite.
E poi una delle sue frasi più belle riferite al tennis :"Comincia da dove sei, usa quello che hai, fai quello che puoi."
Gran persona .

beh , tu e ragionare nel tennis è una parola grossa Very Happy , come per me peraltro Arthur Ashe 106988

Very Happy Very Happy
Ace il problema che a 12 anni ci ragionavo è con l andare avanti con l età che mi sono rincoglionito..... Very Happy


"Di tutto restano tre cose: la certezza che stiamo sempre iniziando, la certezza che abbiamo bisogno di continuare, la certezza che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare : dell interruzione  un nuovo cammino ; della caduta  un passo di danza; della paura una scala; del sogno un ponte e del bisogno un incontro."
Fernando Pessoa.
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