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debolezza psicologica e/o fragilità tecnica

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Messaggio Da cobrama il Dom 11 Mar 2012, 14:19

Difficile Marco, un agnello rimane pur sempre un agnello
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Messaggio Da marco61 il Dom 11 Mar 2012, 14:21

cobrama ha scritto:Difficile Marco, un agnello rimane pur sempre un agnello
Vabbeh, basterebbe anche un montone. Proviamoci almeno no? debolezza psicologica e/o fragilità tecnica - Pagina 2 768460

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Messaggio Da homerunner il Dom 11 Mar 2012, 15:02

secondo me eliminare tutti i gesti negativi tipo disgusto urli affermazioni vaganti senza senso compiuto ma che aleggiano nell'aria come nuvola di fantozzi. insomma eliminare il negativo in tutte le sue accezioni.

homerunner

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Messaggio Da johnnyyo il Dom 11 Mar 2012, 15:41

homerunner ha scritto:secondo me eliminare tutti i gesti negativi tipo disgusto urli affermazioni vaganti senza senso compiuto ma che aleggiano nell'aria come nuvola di fantozzi. insomma eliminare il negativo in tutte le sue accezioni.

è sicuramente un ottimo metodo!
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Messaggio Da Federyonex il Dom 11 Mar 2012, 15:50

Phuket ha scritto:
Federyonex ha scritto:Vi do una buona nuova: oggi, nonostante una decina di DF, ho vinto 7-5 6-1, ma stavolta la testa l'ha persa il mio avversario.

Cos'é cambiato in te rispetto alle altra volte?

Ti sentivi "diverso"


A.


Che cosa è cambiato in me?
Niente, ha sbagliato di più l'altro
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Messaggio Da cobrama il Dom 11 Mar 2012, 16:03

homerunner ha scritto:secondo me eliminare tutti i gesti negativi tipo disgusto urli affermazioni vaganti senza senso compiuto ma che aleggiano nell'aria come nuvola di fantozzi. insomma eliminare il negativo in tutte le sue accezioni.
quoto pure io
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Messaggio Da Bertu il Dom 11 Mar 2012, 18:28

Federyonex ha scritto:
Phuket ha scritto:
Federyonex ha scritto:Vi do una buona nuova: oggi, nonostante una decina di DF, ho vinto 7-5 6-1, ma stavolta la testa l'ha persa il mio avversario.

Cos'é cambiato in te rispetto alle altra volte?

Ti sentivi "diverso"


A.


Che cosa è cambiato in me?
Niente, ha sbagliato di più l'altro

Very Happy
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Messaggio Da Bertu il Dom 11 Mar 2012, 18:38

homerunner ha scritto:secondo me eliminare tutti i gesti negativi tipo disgusto urli affermazioni vaganti senza senso compiuto ma che aleggiano nell'aria come nuvola di fantozzi. insomma eliminare il negativo in tutte le sue accezioni.

QUOTISSIMO

Avevo letto da qualche parte, ma non ricordo dove, che quando si sbaglia o comunque nei momenti che contano, bisogna sempre pensare con frasi positive e mai negative tipo che se durante una partita una palla é troppo corta e l'avversario ci va a nozze dobbiamo dirci "..BIP....gioca piú lungo........fai questo o quello " piuttosto che "....BIP....non tirare cosí corto......cerca di non sbagliare piú......." etc etc
La ragione é che a livello subliminale il cervello non percepisce il "NON" della frase.

Peró mi piacerebbe che Sergio approfondisse questo aspetto dal punto di vista scientifico e ce lo spiegasse (o smentisse) meglio.

A.
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Messaggio Da john mc edberg il Dom 11 Mar 2012, 19:56

Simoneshake ha scritto:
Secondo me non si può dire che è solo un fatto di tecnica, perché tra quasi pari (sia forti che quarta come noi) basta poco per far sballare gli equilibri;

Appunto
Solo un folle potrebbe pensare che un quarta basso possa vincere con un terza o comunque con un giocatore più completo "solo" o "anche" con la testa.
Diverso è il caso quando c'è equilibrio tecnico sia ad alto livello che amatoriale. A quel punto conta tutto. Testa compresa.
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Messaggio Da sergiocosta il Lun 12 Mar 2012, 10:09

Ragazzi, scusatemi ma c'ho avuto dei problemi di lavoro, e quindi spero di potervi rispondere sta sera.

saluti
sergiocosta
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Messaggio Da smokingbs il Lun 12 Mar 2012, 11:19

secondo me conta al 70 % la testa... non avete idea di quanti ne ho visti di tennisti col talento.. col braccio che sa accarezzare la palla... gente che se la trovi in allenamento ti prende a pallata...
impazzire in partita... farsi i km in campo subendo l'avversario.. moltissime volte molto più limitato tecnicamente di loro.. ma convinto aggressivo..e UMILE, nel cercare di rimettere nell'altro campo tutto!!!!!
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Messaggio Da Bertu il Lun 12 Mar 2012, 13:17

sergiocosta ha scritto:Ragazzi, scusatemi ma c'ho avuto dei problemi di lavoro, e quindi spero di potervi rispondere sta sera.

saluti

Ti davo per disperso.....o meglio, per quello che lancia il sasso e poi nasconde la mano lol!


Nessun problema, risponderai quando hai tempo. scratch ..........se mai ne avrai Exclamation


.
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Messaggio Da albesca il Lun 12 Mar 2012, 13:59

Personalmente penso che, a prescindere dalla propria personalità, il cervello reagisca naturalmente a tutti gli stimoli rilevati dagli organi sensoriali e li elabori producendo pensieri ed emozioni.

Questo "elaborato" continuo, va a disturbare il processo di selezione degli stimoli utili al gioco, creando serie difficoltà nel rielaborare scelte e movimenti cosi' come li abbiamo memorizzati in allenamento... in parole povere: disturba la concentrazione.

Ora, la capacità di sgombrare la mente da ogni processo logico ed emotivo, siano essi conseguenti all'evento o creati dalla propria "personalità", semplicemente, va allenata.

Spegnere la mente pensando "ora resetto tutto" ... non si puo'...allora come si fa ?
Refocusing, ovvero: spostare l'attenzione altrove.

Questo è quello che fanno i giocatori, ad esempio, quando guardano il piatto corde a fine punto: passano dallo stato di "incaxato a bestia" per lo smash facile facile affossato a rete, allo stato quasi "ebete" di uno che fissa una corda e la sposta... ecco, in quei pochi istanti, se davvero si è riusciti a spostare l'attenzione e quindi a concentrarsi sulla maglia della corda, avviene il reset.

Fatto questo, diventa possibile tornare lucidi e rimettere a fuoco situazioni tattiche e tecniche e si puo' passare alla "routine di preparazione" per la risposta o per il servizio.

La stessa routine di preparazione è una potente tecnica di concentrazione e anch'essa, andrebbe pazientemente allenata.
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Messaggio Da Federyonex il Lun 12 Mar 2012, 15:28

Devo fare una considerazione, avendo aperto il post, che ho omesso all'inizio: nel mio girone di 11 giocatori, dal punto di vista tecnico, non c'é nessuno migliore di me, e sto parlando di giocatori che se classificati sarebbero 4.4 al massimo (facciamo). Certo, c'é chi tira piú forte la prima, chi ha un dritto piú sicuro, ma i primi classificati del giorne sono un pallettaro che gioca solo di back tutto, e altri regolaristi senza colpi decisamente conclusivi, ma che sbagliano poco e hanno la concentrazione da giocatore che vuol vincere la partita.
Io ho un rovescio ad una mano naturale, un dritto su cui devo lavorare di piú ma non faccio mai fatica negli swing. Il mio problema tecnico mi é chiarissimo ed é costituito dagli appoggi. Sono pigro, non lento, ma pigro.
La componente psicologica nel mio caso é fondamentale, mi sono accorto anche dalle risposte di questo topic.
Un altro esempio me lo ha dato colui con cui ho perso e che introduce questo post: giocando contro il pallettaro tutto back questo sabato, ha perso al tie break il primo set, mi si é avvicinato e mi ha detto "odio giocare contro questo, mi fa sudare piú che quando mi alleno". Non ha detto, come avrei detto io : "odio giocare contro questo, non spinge neanche una palla". Poi ha ripreso e con pqzienza tattica emblematica (lo ha fatto muovere molto e lo ha sfinito) ha portato a casa la partita.
Ha portato a casa il match di testa: io non lo faccio mai, pretendo di sfondare di vincenti ma non funziona.
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Messaggio Da sergiocosta il Lun 12 Mar 2012, 20:27

eccomi qui, ed inzio, come ho quasi sempre fatto, ringraziando tutti i vari post precedenti, che ovviamente danno consigli e spunti di riflessioni utili per tutti il forum, me compreso.

cerco di rispondervi in parte ora, ed in parte sta sera quando torno dagli allenamenti, sperandovi di chiarire un po di cose.

allora, sembrerò un po ripetitivo, ma lo strumento che ho presentato ha ampie opportunità di impiego in campo sportivo, sia nell’ambito della ricerca che in quello dell’applicazione, dove può costituire un'importante mezzo attraverso il quale avviare percorsi di allenamento che partano dalla riflessione su specifiche situazioni ed abilità percepite in relazione al singolo giocatore, fino ad arrivare a quelle più generali della squadra, questo perchè analizza tutti gli aspetti, dalla concentrazione, all'ansia, agli aspetti emotivi e tecnici, che risultano fondamentali per il miglioramento della prestazione.
L'applicazione e, dove necessario, la ri-applicazione di una serie di tecniche e strategie di potenziamento dell'efficacia percepita personale, basate largamente sulle quattro fonti dell'auto-efficacia individuate da Bandura (Esperienza diretta,Esperienza vicaria, Persuasione verbale, stati emotivi e fisiologici), risulta essere la fase più delicata ed importante di tutto il programma. Si dovrà infatti porre massima attenzione e cura nel personalizzare ciascuna tecnica rispetto alle esigenze e risorse del giocatore, in stretta sinergia e collaborazione con il maestro e l'atleta stesso.

quindi, a mio avviso, risulta inzialmente fondamentale capire quali tipi di difficoltà ha l'atleta ed in quali situazioni, e poi approfondire se questi convizioni, come ad esempio sbagliare più volte un dritto incrociato (o la situazione inversa, quindi il ritenersi capace in tutto), risultino essere reali o soltanto frutto della sua mente, così da poter avere un primo screenig dell'atleta e capire dove andare a lavorare, quindi se sul piano mentali, su quello tecnico, oppure su entrambe le cose. ci tengo infatti a sottolineare ancora una volta, come l'allenamento tenico e mentale risulti essere fondamentale,per il miglioramento della prestazione, ma soprattutto per la soddisfazione dell'atleta.

nel post di sta sera, sul tardi credo, vi parlerò delle tecniche e strategie di potenziamento, che possono essere utili all'interno dei vari contesti sportivi.

spero che la cosa vi possa piacere

saluti

sergiocosta
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Messaggio Da sergiocosta il Mar 13 Mar 2012, 01:04

ed eccomi pronto per la seconda parte, forse quella più interessante, perchè centrata sulle strategie e tecniche di potenziamento che possono venire utilizzate all'interno di ogni contesto sportivo, ovviamente però con l'aiuto di uno psicologo, di un maestro di tennis, e con degli obiettivi ben definitivi.

parto dal pressuporto però che tutti hanno letto e compreso l'articolo sulle convinzioni di efficacia personale, e quanto queste risultino essere fondamentali nel condizionare i nostri pensieri e le nostre azioni, tanto a livello individuale quanto a livello collettivo.

Le Aspettative di Efficacia possono originare da quattro fonti principali (quelle citate nel post precedente), ed è proprio da queste che si possono sviluppare le tecniche e strategie di intervento:
• Le “esperienze personali”, che costituiscono la fonte più proficua per acquisire un forte senso di autoefficacia, rappresentano la memoria di situazioni passate affrontate con successo. Esperienze di padronanza personale consolidano le aspettative future, mentre esperienze negative producono l’effetto opposto. Un solido senso di efficacia richiede, invece, perseveranza e impegno nel superamento degli ostacoli. Nello sport tale strategia si basa sul “modellamento partecipante” (mastery experience) ed è particolarmente utile per rafforzare l'efficacia relativa alla gestione di aspetti tecnici e tattici di gioco, ma può anche essere utilizzata per potenziare convinzioni relative ad altre aree specifiche. Questa tecnica consiste nello strutturare compiti e attività di crescente difficoltà e altamente individualizzati, nei quali viene di volta in volta garantito all'atleta il raggiungimento di buoni risultati evitando l'esposizione prematura a situazioni e circostanze ad alto rischio di fallimento. La riflessione costante sulle esperienze di successo promuove lo sviluppo di un progressivo senso di fiducia nelle proprie capacità di riuscita; e solo quando tale fiducia è abbastanza solida, il giocatore potrà essere gradualmente introdotto in situazioni di maggiore pressione, dove diventa inevitabile sperimentare e affrontare l'insuccesso (Steca et al. 2010).In aggiunta alla classica esperienza diretta, Orlick (2000) propone un apprendimento attraverso l’utilizzo di simulatori elettronici, che permettono all’atleta di sperimentare le varie situazioni di gara. Le simulazioni, infatti, possono aiutare i giocatori a replicare le condizioni mentali all’interno delle competizioni e a prendere confidenza con le potenziali distrazioni (Feltz, Short, e Sullivan, 2007).

• “L’esperienza vicaria” è fornita dall’osservazione di modelli. Vedere persone simili a se che raggiungono i propri obiettivi attraverso l’impegno e l’azione personale incrementa in noi la convinzione di possedere quelle stesse capacità. Ugualmente, vedere persone che falliscono, nonostante l’impegno, indebolisce il nostro senso di efficacia. Il modeling è un’ altra forma di apprendimento che si realizza attraverso l'esperienza vicaria, ovvero attraverso l'osservazione dell'esperienza fatta da altri; questa tecnica è tanto più utile nella fortificazione delle convinzioni di efficacia quanto più i giocatori che vengono osservati (i modelli) sono percepiti come competenti, e simili per abilità tecnico-tattiche, caratteristiche fisiche e tratti personali. In tutte le fasi è importante che il giocatore sia orientato dall'allenatore all'osservazione di determinati aspetti del modello, alla riflessione e al confronto, al fine di creare la convinzione che si può fare altrettanto o addirittura meglio. Il Self-Modeling consiste, invece, nella visione di filmati che ritraggono i giocatori stessi nell'esecuzione di particolari gesti tecnici o in competizioni padroneggiate con successo. Vedere e riflettere sul fatto che in passato si è stati in grado di gestire adeguatamente determinate situazioni fortifica la convinzione che in futuro si potrà fare altrettanto.
L’imagery, o visualizzazione, è una tecnica largamente impiegata nel contesto sportivo che si è rilevata di particolare utilità nel rafforzare l’efficacia percepita relativa ad aspetti tecnico-tattici, alla gestione delle emozioni e dell’errore, alla capacità di fronteggiare nel modo migliore le situazioni critiche e nuove, e alla costruzione di un senso di gruppo, sia a livello individuale che collettivo.
L’imagery, infatti, può essere usata per rievocare e ripetere mentalmente non solo specifici gesti motori, ma anche schemi tattici e strategie di gioco, e un’ampia varietà di situazioni che il singolo giocatore o l’intera squadra possono aver vissuto quotidianamente.
L’immaginazione del giocatore deve essere costantemente allenata e ben strutturata al fine di trarne i maggiori vantaggi. Partendo dagli stimoli molto semplici si abitua il giocatore a prendere confidenza con la tecnica e a rendere l’immagine mentale più vivida e realistica. Come per l’esperienza diretta di padroneggiamento, è importante strutturare l’imagery in gradi progressivi di difficoltà, dalla situazione più semplice a quella più complessa, in modo da consentire al giocatore di divenire via via più capace di richiamare alla mente azioni e fatti e di acquisire progressivamente l’abilità di manipolare senza sforzo le immagini evocate.


• “La persuasione verbale” consolida la nostra convinzione di essere in possesso di ciò che occorre per riuscire. Purtroppo le aspettative di efficacia che ne derivano sono meno forti di quelle prodotte dall’esperienza pratica. Soprattutto nei momenti più critici, quando la tensione è alta, la fatica intensa, gli insuccessi frequenti e la motivazione subisce dei cali, il senso di efficacia resta elevato solo se le persone che costituiscono dei punti di riferimento continuano a esprimere fiducia nelle capacità dei giocatori. La persuasione verbale ha effetti tanto più elevati e durevoli quanto più le valutazioni positive dei persuasori risultano credibili e sono frutto della competenza e della stima reciproca. Utili strumenti di persuasione sono anche i discorsi che i giocatori fanno a se stessi (Self-Talk), particolarmente efficaci nel controllo dei pensieri intrusivi e degli elementi di distrazione, nell’allenamento e prima e durante tutta la partita. Anche un efficace self-talk, tuttavia, deve essere insegnato ed allenato, cercando di mostrare un’adeguata destrutturazione e ristrutturazione cognitiva, dal momento che l’atleta può incorrere a delle catastrofizzazioni e generalizzazioni irrealistiche durante le situazioni di difficoltà. Un esercizio considerato molto importante all’interno della psicologia dello sport, per cercare di limitare il cosiddetto negative self-talk, i pensieri negativi che molti di voi sottolineavano, è quello di scrivere i proprio pensieri negativi su un block notes, e di rivederli a fine giornata. Questo esercizio permetterà all’atleta, insieme all’allenatore, di prendere coscienza del numero di pensieri negativi che attraversano la mente del giocatore e di cercare di ridurli, e soprattutto di trasformarli in pensieri positivi. A volte, però, l’atleta non capisce realmente quanto è duramente critico nei propri confronti, e quindi, gli viene chiesto di immaginare di dire quelle espressioni ai propri compagni di squadra o amici, in modo tale da comprendere la negatività delle proprie parole.

• Nel valutare le proprie capacità le persone si basano sugli “stati emotivi e fisiologici”. Spesso le situazioni di stress e la tensione vengono percepite come il presagio di una cattiva prestazione. Non è l’intensità delle reazioni emotive e fisiche ad essere importante, quanto piuttosto il modo in cui esse vengono percepite ed interpretate. Per esempio le persone (o atleti) che hanno un buon senso di efficacia considerano il proprio stato di attivazione emotiva come qualcosa che facilita l’azione dando energia, mentre quelle sfiduciate vivono lo stato di attivazione fisico-emotivo come pericoloso e debilitante, cioè presagio di un cattivo rendimento e un cattivo risultato. Il corpo e la mente non sono due cose separate e distinte, ma essi sono più vicini di quanto noi immaginiamo. Essi sono integrati. Vuol dire che non può accadere nulla al corpo che non accada anche alla mente.
Un particolare stato emotivo, come quelli che comunemente si hanno in gara, può dare origine a reazioni diverse in diversi atleti. A che cosa è dovuta questa cosa ? Fondamentalmente è la capacità degli stessi di essere consapevoli dell’emozione che stanno provando, di gestirla e di sfruttarla per i propri fini ed obiettivi. Insegnare ad essere consapevoli dei propri vissuti psicofisiologici è l’elemento che oggi manca nella pianificazione del programma di allenamento di ogni allenatore.

queste sono sostanzialmente le varie tecniche che vengono usate all'interno della psicologia dello sport, voi che ne pensate ? ah, quasi dimenticavo, un altro punto su cui mi focalizzo molto spesso riguarda gli obiettivi che l'atleta si prefigge, infatti, il Goal Setting, che costituisce la metodologia di fondo di qualunque programma finalizzato allo sviluppo dell’efficacia percepita e non solo, può essere insegnato non solo ai singoli ma anche all’intera squadra, affinché i giocatori imparino a pensare e a lavorare per obiettivi e standard di realizzazioni chiari e ben definiti e rafforzino le proprie capacità di autoregolazione.
Il goal setting si basa sulla capacità dell’individuo di saper individuare degli obiettivi realistici e realizzabili, a breve o a lungo termine, e di impegnarsi per il loro raggiungimento. L’impegno, ovviamente, cambia in base alla tipologia dell’obiettivo e alla difficoltà del compito, per esempio, c’è una notevole differenza tra il voler diventare un atleta professionista ed il poter partecipare ad una competizione mondiale, così come il vincere una gara e l’intero campionato.
La chiave di lettura fondamentale, però, per poter trarre giovamento dalla tecnica del goal setting è quella di riuscire ad individuare sempre dopo ogni esperienza, che sia partita o allenamento, il lato positivo, e di non farsi quindi abbattere da possibili fallimenti.

quindi, dopo tutte queste nozioni, magari per alcuni poco utili, noiose o chissa cosa, voi, cosa ne pensate ? ditemi la vostra, tenendo in considerazione che su questo argomento ci si potrebbe parlare e scrivere per ore e che quindi riassumerlo così brevemente magari rende il tutto o troppo semplicistici, quando non lo è, oppure poco chiaro (considerate che la mia tesi è di oltre 100 pagine ed io ho provato a riassumervi le strategie ed i possibili risultati molto brevemente). io onestamente credo fortemente nelle convizioni di efficacia, a tal punto da aver fatto una tesi sul calcio prima, ed un progetto sul tennis poi, e credo inoltre che solo grazie all'allenamento, mentale e tecnico, e che con l'aiuto del maestro, affiancato da uno psicologo, si possano ottenere dei risultati davvero interessanti, che sia quello far giocare un quarta categoria in maniera non isterica, fino a far crescere e diventare un giovane tennista un potenzionale campione,magari invece che in 5 anni, in 3.

concludo, come mi piace fare, ovvero con una citazione, e mi raccomando, se avete dubbi o perplessità non esitate a contattarmi.

“Se ho le convinzioni di essere in grado di fare, acquisirò certamente la capacità di saper fare effettivamente, anche quando tale capacità non è presente sin dall’inizio.”


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Messaggio Da sergiocosta il Mar 13 Mar 2012, 01:06

ps: ovviamente le varie strategie sono da considerare all'interno del contesto generale sportivo, e quindi poi si dovranno attuare degl'interventi mirati, con esercitazione e tecniche specifiche per il tennis, grazie anche all'aiuto del maestro, ed in piena sintonia con l'atleta.

saluti
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Messaggio Da Bertu il Mar 13 Mar 2012, 07:48

Grazie del tuo intervento Sergio, molto interessante. Immagino quanto tu ti possa sentire sotto pressione a causa delle nostre domande. Ti chiedo scusa ed allo stesso tempo comprensione. La scienza che tratti é molto interessante e come tu stesso hai detto, ci vorrebbero ore ed ore per trattare ogni argomento e purtroppo/per fortuna, noi siamo affamati di conoscenza. Smile

Rileggeró il tuo msg. tra qualche ora quando mi saró completamente svegliato perché per il momento é un po' nebuloso lol!

In italiano da strada la tua citazione suonerebbe come "L'importante nella vita é essere convinti" debolezza psicologica e/o fragilità tecnica - Pagina 2 786556 cosa che condivido pienamente.

E cosa ne pensi della psicologia comportamentale ed in particolare dell'adattamento allo stimolo?
Credo che nel tennis anche questo aspetto possa avere un ruolo importante in quanto é risaputo che l'alterazione emotiva decresce con il crescere dell'esperienza specifica. Come applicare questa o altre tecniche al tennis (in allenamento?)


A.
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Messaggio Da Federyonex il Mar 13 Mar 2012, 11:41

Penso che l'uso di tutte e 4 le tecniche sia utile, mixandole adeguatamente per ogni soggetto.
Ad esempio il mio maestro mi ha recentemente suggerito di visualizzare il risultato positivo che voglio ottenere, dicendomi proprio che ci sono studi che ne hanno provato l'efficacia.
L'esempio visivo del campione o cmq di qualcuno che esegue con correttezza tecnica un gesto ottenendo il risultato voluto lo si vede anche in tv guardando i top players.
Il pensiero positivo va sempre abbinato alle situazioni di allenamento cosi da averlo poi in partita: sapevo che il metodo spagnolo contemplava anche il concentrarsi sul complimentarsi per il gesto corretto piuttosto che dire "finisci alto" o "copri di piú" e via dicendo, cosa che accade spesso di sentirsi dire dal maestro. Non il mio attuale, ma in passato si.
Perció:
1 pensiero positivo
2 convincersi di poter eseguire correttamente i gesti
3 osservare i movimenti propri o altrui corretti

Insomma: aiutati che il ciel ti aiuta
Federyonex
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Messaggio Da sergiocosta il Mar 13 Mar 2012, 11:57

cari amici, non disperate, non è così tragica o difficile la cosa, o meglio, così come la potenza fisica, la tecnica e la tattica possono essere allenati, anche sulla mente si possono fare tali lavori.

ci tengo inoltre a sottolineare come queste siano tecniche si generali che possono venire utilizzate per migliorare qualunque aspetto del proprio gioco, ma sempre in riferimento alle proprie convinzioni di efficacia, poi esistono altre tecniche, che magari potremmo approfondire piano piano nel corso della collaborazione, per il superamento di specifiche difficoltà, come ad esempio le varie tecniche di rilassamento o training autogeno, ma credo onestamente che siano passi successivi da affrontare, e sia più utile procedere per gradi e piccoli passi, perchè è appunto il lavoro costante, e non la ricerca immediata del risultato, che può portare dei miglioramenti a livello personale.

saluti
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Messaggio Da Wacos il Lun 13 Mag 2013, 15:48

Io ho problemi di ansia.
Mi sale la tensione e mi viene il mono-pensiero invasivo.

Non è tanto che vado depresso o particolarmente pessimista anzi, è che mi sento un pezzo di marmo, il corpo mi si indurisce, le gambe si piantano, e la mente si chiude, la vista mi si annebbia e vedo rosso come i tori.

Sento proprio che non riesco a muovermi bene, ho l'impressione che la mia attivazione mentale sia troppa, troppa rigido, comincio a saltellare e ad arrivare male sulle palle.
Se invece abbasso il livello di ansia mi sento decontratto e mi sento mobile come una gazzella.

Come fare a ritrovare la calma?

In quelle situazioni non ho proprio spazio mentale per metterci dentro dei pensieri rilassanti, sento le vene del collo fare bum bum e sono iper irritabile (mi da fastidio qualunque rumore esterno), mi distraggo con un colpo di vento.

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Messaggio Da cobrama il Lun 13 Mag 2013, 16:04

Ecco il fine psicologo:
ti irrigidisci perché vuoi perdere ma vorresti vincere.
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Messaggio Da marco61 il Lun 13 Mag 2013, 16:05

Prova con una birra media prima di entrare in campo. Non sto scherzando.

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Messaggio Da veterano il Lun 13 Mag 2013, 16:06

Allora wacos non sono uno psicologo pero' provo a risponderti io,nell attesa di una risposta di Sergio.
La tua situazione e' abbastanza normale e si tratta di imparare a gestire la tensione,come sa imparara la tecnica e la tattica si imparara a gestire la tensione.Devi imparare a concentrarti al massimo quando ne hai veramente bisogno,non puoi stare concentrato al 100% per tutta una partita e sopratutto non puoi pensare piu di tanto.Il segreto e' cercare di distrarre la mente e cercare di diminuire i momenti di tensione.Quando giochi ci sono due momenti molto importanti dove l'attenzione deve aumentare,quando prendi il tempo con il tuo avversario,ossai quando sta per colpire la palla,e quando colpisci tu guardando bene la palla.In genere con l'esperienza e con l'aiuto di qualche routine si riesce a superare questa fase di difficolta.
Poi chiaramente non sapendo cosa combini e cosa sai fare sul campo,le cause della tua ansia e del tuo stress possono dipendere da una tecnica non ancora sicura,oppure da un problema caratteriale che magari va al dila' del campo da tennis e bisogna risolvere fuori dal campo.
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Messaggio Da cobrama il Lun 13 Mag 2013, 16:16

cobrama ha scritto:Ecco il fine psicologo:
ti irrigidisci perché vuoi perdere ma vorresti vincere.

soluzione: devi pareggiare le due cose, o vuoi vincere(difficile perché la sconfitta è dentro di te) e vinci
oppure perdi e tendi al perdere
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