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Dottore, me la faccio sotto. E' grave?

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Messaggio Da marco61 il Sab 24 Mar 2012, 22:50

Negli ultimi giorni abbiamo avuto modo di conoscere ed apprezzare il nostro amico psicologo sergiocosta. Dopo un periodo di ambientamento, vorrei provare a metterlo un po' "sotto pressione".
Molti di noi, nel momento in cui devono affrontare una gara vera, rendono molto meno di quanto potrebbero. Diamo per scontato che lavorando sulla propria tecnica acquisiremmo più fiducia in noi stessi e il nostro rendimento migliorerebbe esponenzialmente.
Ma nel frattempo, cosa possiamo fare, concretamente, per vincere queste paure?
Mi rivolgo direttamente a Sergio: se un ragazzo venisse da te esponendoti questo problema, quali consigli ti sentiresti di dargli? Cosa dovrebbe fare apprestandosi a scendere in campo?
Sicuramente cercare di stare tranquillo, ma in che modo potrebbe riuscirci?

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Messaggio Da cobrama il Dom 25 Mar 2012, 07:48

Marco, io non sono psicologo ma ti vorrei rispondere lo stesso, io vedo due sole vie: o amare il proprio avversario o forse meglio odiarlo, il resto sarebbe solo un palliativo che nel momento cruciale lo lascerebbe a piedi. Ragazzi non fate l'amore fate la guerra.
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Messaggio Da sergiocosta il Lun 26 Mar 2012, 10:49

Spero di riuscirvi a rispondere sta sera, o al massimo domani mattina, purtroppo oggi sono molto impegnato.

saluti
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Messaggio Da sergiocosta il Mar 27 Mar 2012, 09:41

No, non è grave se ta la fai sotto, anzi, vuol dire che sei umano Laughing perchè come è stato detto più volte gli aspetti mentali, così come quelli tecnici, sono allenabili, ma bisogna fare attenzione a quali tipi di problemi o difficoltà l'atleta incontra, e per questo ti chiederei di essere un po più specifico riguardo ad i problemi riscontrati in gara, per far si che la mia risposta non sia altrettando generica, cosa vuol dire infatti rendono molto meno ?!

perchè allo stato attuale potrei dirti che sicuramente ci sono delle tecniche mentali, vedi il rilassamento ed il mental training, che possono aiutarti appunto a rilassarti, a "pensare positivo", e a rivedere pre e durante la gara i vari colpi e strategie che devono venir messe in partita, però credo allo stesso tempo che il lavoro sul campo insieme al maestro, magari con esercizi mirati alla partita, vedi esercitazioni con punteggi, possano aiutare l'atleta a sperimentare fin da subito il clima partita, capendo quali strategie effettuare, capire come resistere alla pressione del risultato, e così via, perchè ovviamente l'allenamento è una cosa, mentre la partita è un'altra.

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Messaggio Da marco61 il Mer 28 Mar 2012, 14:20

Sergio, il mio è un discorso generale. Non mi riferivo a me stesso, al contrario in torneo ho una resa sicuramente superiore che non in allenamento.
Però spesso sentiamo parlare di braccino, tensione, ansia ecc. ecc.
Se, per ipotesi, io ora mi presentassi da te dicendoti che oggi devo giocare in gara e mi sta salendo uno stato di tensione, cosa ti sentiresti di dirmi per sconfiggere questo stato d'animo.
Tu stesso hai scritto che hai abbandonato il tennis per le troppe tensioni che non riuscivi più a gestire. Ora che hai acquisito la cultura per affrontare queste situazioni, cosa faresti se potessi tornare indietro?

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Messaggio Da Satrapo il Mer 28 Mar 2012, 14:48

marco61 ha scritto:Sergio, il mio è un discorso generale. Non mi riferivo a me stesso, al contrario in torneo ho una resa sicuramente superiore che non in allenamento.
Però spesso sentiamo parlare di braccino, tensione, ansia ecc. ecc.
Se, per ipotesi, io ora mi presentassi da te dicendoti che oggi devo giocare in gara e mi sta salendo uno stato di tensione, cosa ti sentiresti di dirmi per sconfiggere questo stato d'animo.
Tu stesso hai scritto che hai abbandonato il tennis per le troppe tensioni che non riuscivi più a gestire. Ora che hai acquisito la cultura per affrontare queste situazioni, cosa faresti se potessi tornare indietro?

Io da giocatore ho sempre provato molta tensione durante le competizioni, ovviamente più alta era la posta in gioco più alto era il coinvolgimento emozionale. Il problema a mio avviso non è la quantità di tensione con la quale scendiamo in campo ma la capacità di evitare che influisca sulla nostra abilità tecnica.

Ma posso confermarvi che nessuno va in campo "tranquillo" nemmeno dopo centinaia di tornei, anzi di solito lo stato di tensione con il quale si inizia un match è riconosciuto come familiare e "positivo" dall'atleta esperto che conosce quelle sensazioni e le interpreta come la conseguenza del suo naturale desiderio di far bene: sono teso perchè ho a cuore il risultato, quindi sono pronto a dare il meglio di me per portare a casa il match.

Paradossalmente quando si inizia ad entrare in campo "rilassati" è il momento di lasciar perdere l'agonismo puro perchè difficilmente si avrà l'atteggiamento tecnico corretto per star li a pedalare come un matto per portare a casa magari un piccolo insignificante 15.

Quando giocavo e sbuffavo in campo per ore mi capitava di ripetermi durante il match "Ma chi me lo fa fare?" ma comunque restavo li a "sputare sangue" pur di portare a casa il risultato. Finito il match sia da vincitore che da sconfitto però subentrava subito quella voglia di tornare in campo per il prossimo turno o per il prossimo torneo.

Un bel giorno mi sono ritrovato a godermi i match mentre li giocavo rilassato senza più quella sensazione oppressiva di dover comunque arrivare su ogni palla per giocarmi ogni maledetto singolo 15. Però finito il match, vinto o perso, invece di desiderare di tornarne in campo iniziavo a domandarmi: ma chi me lo fa fare?

Ecco quando ci si pone questa fatidica domanda non durante il match, ma a fine partita a mio avviso si smette di essere agonisti!
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Messaggio Da marco61 il Mer 28 Mar 2012, 17:46

Anch'io sento dentro una sensazione positiva prima di entrare in campo, quando ho la percezione di poter vincere il match. Questa è la tensione positiva di cui parli tu, ma nel rivolgermi allo psicologo mi riferivo invece a quello stato d'animo che ti paralizza e che non ti permette di dare tutto te stesso. Che poi si valga 1 o 100 non ha importanza, in quel momento qualcosa ci impedisce di utilizzare al meglio i nostri mezzi, siano pochi o molti. Tante volte ho letto nel forum di qualcuno di noi attanagliato dalla paura nell'affrontare il torneo, mi piacerebbe che lo psicologo ci dicesse cosa si può fare per vincere queste paure e per trasformare in tensione positiva ciò che percepiamo come ansia negativa.

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Messaggio Da sergiocosta il Gio 29 Mar 2012, 11:11

Come la solito pieno di "lavoro", spero di riuscirvi a rispondere nel modo più adeguato tra qualche giorno, e di essere più presente nel forum, magari attraverso dei piccoli articoli o simili, infatti, è un periodo un po impegnativo, e quindi devo ancora organizzarmi al meglio per poter gestire il tutto nel miglior modo possibile. spero mi capirete.

saluti
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Messaggio Da gp il Gio 29 Mar 2012, 11:32

a me capita di essere più teso al primo incontro di un torneo, piuttosto che se mi trovo a giocare una semifinale o una finale. mi correggo, forse sono più teso prima di una semi o finale ma in queste situazioni riesco a trasformare meglio in energia positiva questa tensione. sei arrivato fin lì, hai fatto un buon torneo, ti sei divertito, hai accresciuto il tuo senso di autostima, giochi in sicurezza... insomma tutte cose che fanno bene e che ti fanno star bene, a proprio agio.
durante un primo turno, invece, sei lì che devi dimostrare ancora, prima di tutto a te stesso, che meriti di andare avanti nel torneo, che tutto ciò che hai fatto prima non è dovuto principalmente a condizioni favorevoli e casuali, che quel tempo che in quel momento stai sottraendo alla famiglia o ad altri impegni saranno ben ripagati, e anche, perchè no!?, che quei soldi che tu hai speso per iscriverti al torneo ti permetteranno di accrescere in maniera adeguata il tuo bagaglio esperienziale, e poi devi prendere confidenza con la superficie di gioco, con le palline che magari non avevi mai utilizzato prima, con l'esposizione al sole e al vento dei campi e via dicendo...
tutto ciò a me personalmente non mi consente di godere appieno del primo match quanto dei successivi, proprio a causa della tensione ancora non troppo gestita...
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Messaggio Da picchio000 il Gio 29 Mar 2012, 11:44

Marco l'hai appena scritta te la soluzione al problema!!! Bisogna entrare in campo avendo una "percezione" positiva del match che si andrà a disputare, invece spesso si entra in campo con tutte le negatività di questo mondo. In sostanza è solo una questione di atteggiamento mentale, è quello che va "allenato". Per atteggiamento mentale intendo pensare ad esempio, a tutte quelle situazioni nelle quali siamo riusciti a fare cose egregie, piuttosto che visualizzare nella mente sempre e costantemente gli errori che inevitabilmente facciamo. Immagina cosa accade se devi difendere una palla break e inizi mentalmente a dire :"mi raccomando ora non fare il doppio fallo", cosa accade nel 90% dei casi!?!?!? Doppio Fallo automatico. Diverso secondo me è il risultato se prima di servire, mentalmente ti "costruisci" il punto che andrai a prendere per annullare la palla break!!!

Ora è ovvio che non basta pensare positivo per vincere il match, ma imparare a "costruire" una solida certezza mentale di quello che faremo in campo, ci aiuterà ad abbassare la percentuale di errori, ci renderà più sicuri dei nostri colpi e piano piano abitueremo il nostro subconscio ad utilizzare la pressione pre e durante il match in nostro favore e non a favore dell'avversario. Altro punto fondamentale è che quando si è "sicuri" in campo il nostro avversario lo avverte e il nostro atteggiamento positivo anche dopo un nostro errore (invece di imprecare) renderà via via più insicuro lui, dando a noi un piccolo vantaggio in campo. Wink
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Messaggio Da picchio000 il Gio 29 Mar 2012, 11:49

gp ha scritto:...in queste situazioni riesco a trasformare meglio in energia positiva questa tensione. sei arrivato fin lì, hai fatto un buon torneo, ti sei divertito, hai accresciuto il tuo senso di autostima, giochi in sicurezza... insomma tutte cose che fanno bene e che ti fanno star bene, a proprio agio.
...

Appunto, proprio quello che ho detto!!! In questo caso la tua sicurezza (la tua autostima) l'hai acquisita cammin facendo, ma se invece di aspettare una semi già parti dal primo turno con questo "atteggiamento", magari riportando alla mente il torneo precedente, o qualsiasi occasione in cui ti sei detto :"grande...oggi sono stato perfetto", vedrai che riuscirai a trasformare da subito la pressione in energia positiva! Cool
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Messaggio Da gp il Gio 29 Mar 2012, 11:58

picchio000 ha scritto: ma se invece di aspettare una semi già parti dal primo turno con questo "atteggiamento", magari riportando alla mente il torneo precedente, o qualsiasi occasione in cui ti sei detto :"grande...oggi sono stato perfetto", vedrai che riuscirai a trasformare da subito la pressione in energia positiva! Cool
vero, ma non è smplice allo stesso modo per tutti... c'è chi ha bisogno di "sentire" le emozioni sulla propria pelle e qualche fortunato cui invece basta visualizzarle per viverle in maniera quasi reale. certo qualcosa per migliorare anche questa capacità di visualizzazione può e dovrebbe essere fatta, ma, ripeto, non è semplice...
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Messaggio Da picchio000 il Gio 29 Mar 2012, 12:02

gp ha scritto:
vero, ma non è smplice allo stesso modo per tutti... c'è chi ha bisogno di "sentire" le emozioni sulla propria pelle e qualche fortunato cui invece basta visualizzarle per viverle in maniera quasi reale. certo qualcosa per migliorare anche questa capacità di visualizzazione può e dovrebbe essere fatta, ma, ripeto, non è semplice...

Non è affatto semplice, anzi....l'ho scritto, è un'abilità che va allenata, in maniera costante e seria e solo così si ottengono dei risultati straordinari. Senza impegno e costanza, quindi senza un lavoro d'eccellenza, non si ottengono risultati d'eccellenza Smile
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Messaggio Da Smanetto il Gio 29 Mar 2012, 14:06

Io in allenamento o palleggio mi distraggo facilmente e commetto errori grossolani che in partita mi capitano molto meno in quanto sono più determinato e concentrato.
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Messaggio Da picchio000 il Gio 29 Mar 2012, 16:46

Incredibile, guardate cosa mi è arrivato via mail 30 secondi fa:

Nella sua biografia, Agassi racconta che, prima della partita, sotto la doccia, immaginava
in maniera dettagliata l'incontro che avrebbe giocato da li' a qualche ora.

E' il potere della visualizzazione mentale che i tennisti professionisti usano sia nella preparazione che direttamente in campo.

E' una delle tecniche chiave che impari nel nuovo corso "Tennis: Allenamento Mentale" che ti permette, finalmente, di allenare la mente per vincere (e non perdere) a tennis.


ma che hanno letto quello che ho scritto sopra!!!! lol!
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Messaggio Da paco68 il Ven 30 Mar 2012, 12:13

La vita è una cosa meravigliosa ed è fatta di tante componenti, abbiamo una moglie, dei figli, dei genitori, una famiglia, un lavoro, qualcosa da fare ogni giorno, i colleghi, le vacanze, le bollette da pagare, i compleanni dei nostri amici, insomma la vita di un uomo è fatta di tante cose.

Se perdo la partita di tennis che sto per giocare, che cosa succede?

Succede che stringerò la mano all'avversario, andrò sotto la doccia e mi iscriverò ad un nuovo torneo.

Vi pare una catastrofe? A me no, certo se valuto il mio avversario più debole di me, a fine partita sarò arrabbiato e magari ci penserò un po' su dopo la doccia, magari quella sera nel letto prima di addormentarmi mi darò del fesso per quanto ho fatto, ma tutto questo lo reputiamo così terribile?

NO, non lo è.

Quindi, male che mi vada, passa tutto con una doccia o qualche imprecazione, bene che mi vada vinco.

Io provo a stamparmi in mente questo approccio mentale quando affronto una partita, a me serve, perchè serve sminuire la posta in palio, toglie molta tensione.

Immaginatevi di servire una seconda palla, sapendo che se la sbagliate perdete 10.000 euro ed ora immaginatevi di servire sempre quella seconda palla sapendo che se la sbagliate perdete un euro, credete che servirete in entrambi i casi alla stessa maniera?

Bene, io provo a trasformare mentalmente quei 10.000 euro in 1 euro.

A volte ci riesco di più a volte ci riesco di meno ma questo può fare la differenza quando sei indeciso se fare un'accelerazione di dritto oppure non farla per paura e poi mandare una mozzarella in rete.

;-)

paco68

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Messaggio Da sergiocosta il Ven 30 Mar 2012, 15:57

Ed eccomi qui, dopo un breve lavoro di ricerca sia su internet che su i libri, a rispondere alle vostre domande e perplessità, confermando e approfondendo quanto giustamente detto nei post precedenti.

Se ci pensiamo bene ogni nostra prestazione importante (sia un esame,sia un evento sentimentale) è sempre preceduta da qualche nostra modificazione mentale e fisica:la mente percepisce tensione ed il nostro corpo si prepara aumentando la frequenza cardiaca ed il ritmo del respiro e questo aumenta la nostra adrenalina che sarà utile per reagire con prontezza agli eventi.
Tutto questo stato di allerta serve proprio per prepararsi alla nostra prestazione ed a porre la massima attenzione su quello che dovremo affrontare.
Per questo un pò di ansia prima del match ed anche durante la gara è indispensabile, altrimenti si entrerebbe in campo senza vitalità e grinta.
Chiunque, anche i campioni, prima di una prestazione provano i sintomi dell’ansia: questa è la normalità. La differenza tra l’atleta che conosce i propri mezzi psicologici e l’atleta che non li ha mai esplorati, sta proprio nella capacità di saper sfruttare le situazioni difficili a proprio vantaggio, e nell’imparare a fare dei propri limiti il punto di partenza per diventare ancora più efficace.
Tutto dipende quindi da come si interpretano queste sensazioni e la prima cosa positiva che tu devi fare è di cambiare atteggiamento nei suoi confronti interpretandolo correttamente, perché se tu giudichi negativo uno stato d’ansia normale rischi solamente di aumentare la tua ansia facendo superare il livello di guardia.
Certamente troppa tensione non è produttiva e rovina la prestazione agonistica, ma anche quando è troppo poca è negativa.
Anche se non ce ne rendiamo conto e anche se vorremmo essere persone razionali, le decisioni che prendiamo sono guidate dalle emozioni. E se le nostre emozioni sono sbilanciate, come avviene negli stati di sovra e sotto-eccitazione (il cosiddetto livello di arousal), le nostre decisioni saranno sbagliate, e quindi colpiremo la palla sotto la spinta dell’emozione che guiderà il nostro corpo in modo errato.
Quante volte capita di guardare i giocatori che si lamentano di non saper gestire e controllare l’ansia prima e durante una partita, e soprattutto di vederli scendere in campo terrorizzati, e perdere un incontro che avevano praticamente vinto ? L’aspetto con cui si manifesta questo stress può essere corporeo (rigidità e tensioni muscolari, sudorazioni e tachicardie) o cognitivo (dubbi, paure, incapacità di concentrarsi o di raggiungere il giusto stato di attivazione).
L’allenamento di un atleta deve quindi centrarsi sull’abilità di trovare il giusto livello di ansia per affrontare al meglio la situazione di gioco, e sarà proprio questa capacità a fare la differenza durante una partita. Ad esempio, un aspetto fondamentale, è il cosiddetto riscaldamento pre-partita che riveste un’importanza enorme se viene completato con una vera e propria attivazione, che deve essere appunto psicofisica, e specifica per ogni atleta: infatti ognuno dovrà capire se aumentare o diminuire il proprio livello di attivazione. Ci sono, infatti, atleti che hanno necessità di ripassare mentalmente le strategie di gioco da attuare nel match, o chi invece prima di una partita deve correre e riscaldarsi molto fisicamente per entrare carico nel match.

Vediamo in concreto un paio di cose da fare per tenere sotto controllo l’ansia:
1-Ricorda sempre che quando avverti un pò d’ansia prima del match, tale tensione è normale e addirittura positiva per cui impara ad accettarla. Già l’accettazione dell’emozione ti aiuterà a tenerla sotto controllo e considerarla come un’alleata piuttosto che una nemica;
2-Siccome la tensione aumenta la frequenza cardiaca ed il ritmo del respiro che spesso diventa veloce ed affannato, puoi fare questo semplice esercizio prima e durante le pause dei match per attenuare la tensione: fai respiri lunghi e regolari mantenendo lo stesso tempo di inspirazione e di espirazione (conta mentalmente i secondi).
Così facendo agisco sugli effetti fisiologici dell’ansia ed anche sugli effetti mentali tenendo conto che il fatto di contare mentalmente mi distrae dal pensiero dell’ansia.

Il giusto livelli di ansia prima del match, che individua un’ottima attivazione, viene definito livello di arousal ed è un livello media tra una sotto-attivazione ed una sovra-attivazione, entrambe poco utili alla prestazione.
È evidente che nel caso di bassa attivazione si dovrà intervenire per farla aumentare, accelerando ad esempio il battito cardiaco tramite sforzi muscolari brevi ed intensi, con scatti, skip e balzi. Per un’attivazione psichica si dovrà invece intervenire con visualizzazioni di performance, pensieri che richiamino estasi di vittoria e grande sofferenza, tutti pensieri che muovono un’enorme quantità di energia positiva. Questi metodi sono molto semplici, rapidi ed efficaci per aumentare il proprio grado di attivazione, ed ovviamente possono essere svolti tranquillamente da soli prima di ogni partita.
Per quel che riguarda invece il problema di una sovra-attivazione, derivata anche da stati di ansia o stress non gestiti, sono consigliate tecniche di rilassamento e di visualizzazione di uno stato di calma accompagnati da respirazione diaframmatiche profonde e lente, che richiedono comunque un tempo un po’ più lungo di esercitazione, ma soprattutto necessitano l’aiuto di un esperto che quanto meno istruisca e assista l’atleta a migliorare la propria conoscenza corporea ed il proprio stato di arousal.
Sicuramente tutto quello che è stato detto risulterà essere utile ed efficace quanto più vengono allenate e approfondite tale tematiche, infatti, anche qui, come per i singoli colpi tecnici, a nessuno allenamento corrisponde nessun miglioramento.
Inoltre mi piace risottolineare l'importanza della mia ricerca, ed in particolar modo del costrutto che sto analizzando, ovvero le convinzioni di efficacia personale, le quali influenzano positivamente l’autoregolazione e il successo dell’atleta. Elevate convinzioni di autoefficacia infatti favoriscono la scelta di obiettivi stimolanti e sostengono l’impegno e lo sforzo anche quando i successi non si raggiungono facilmente o i fallimenti minacciano pericolosamente le aspettative di riuscita. Gli atleti più sicuri della propria efficacia mostrano una maggiore capacità di concentrazione, soprattutto attraverso il controllo di pensieri intrusivi e una gestione adeguata dei fattori di stress, mostrandosi pronti anche a fronteggiare gli inevitabili momenti di crisi. Elevate convinzioni di autoefficacia, inoltre, favoriscono la tolleranza alla fatica ed il controllo del dolore, così come un più rapido recupero dagli infortuni.
Quindi, per chi non l'avesse ancora fatto, consiglio di andare a rivedere il topic sulla mia ricerca, perchè, a mio avviso, è strettamente collegato con la percezione dell'ansia e con il livello di attivazione ottimale, anche e sopratutto per le tecniche di intervento, con ad esempio la visualizzazione e la simulazione, che permettono all'atleta di gestire al meglio queste situazioni di difficoltà.

Infine concludo riprendo un post precedentemente scritto, e lo condivido appieno.

picchio000 ha scritto:
Ora è ovvio che non basta pensare positivo per vincere il match, ma imparare a "costruire" una solida certezza mentale di quello che faremo in campo, ci aiuterà ad abbassare la percentuale di errori, ci renderà più sicuri dei nostri colpi e piano piano abitueremo il nostro subconscio ad utilizzare la pressione pre e durante il match in nostro favore e non a favore dell'avversario. Altro punto fondamentale è che quando si è "sicuri" in campo il nostro avversario lo avverte e il nostro atteggiamento positivo anche dopo un nostro errore (invece di imprecare) renderà via via più insicuro lui, dando a noi un piccolo vantaggio in campo. Wink

spero di essere stato utile, e non troppo palloso o prolisso, ma purtroppo ci si potrebbe parlare per giorni su questi aspetti, ed infatti il mio intento poi sarà quello di creare dei mini-articoli su cui poter ragionarci sopra, e che permetteranno di approfondire queste tematiche così importanti ed interessanti.

saluti
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Messaggio Da Chiros il Ven 30 Mar 2012, 17:02

Molto interessante, particolarmente il discorso sull'autoefficacia.

Io soffro di bassa attivazione se gioco con qualcuno che ha perso la partita precedente.
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Messaggio Da marco61 il Lun 02 Apr 2012, 21:19

Penso possa essere utile alla discussione riportare un'esperienza che ho vissuto alla tenera età di 19 anni.
All'epoca il mio sport principale era il calcio. Durante l'estate precedente l'inizio dei campionati, avevo conosciuto una ragazza di Roma venuta in vacanza a Sanremo della quale mi ero perdutamente innamorato. Dopo la sua partenza, ero stato io 15 giorni da lei ed insieme abbiamo trascorso le due settimane più intense della mia vita.
Poi, dopo qualche tempo, la lontananza ha messo fine al nostro rapporto.
Vi lascio immaginare quale potesse essere il mio stato d'animo.
Nel frattempo aveva preso il via il campionato di calcio, io giocavo da mezz'ala sinistra (il classico n° 10 dell'epoca) ed ogni anno segnavo un discreto numero di gol. Mi succedeva però spesso di fallire occasioni clamorose trovandomi a tu per tu col portiere a causa di un sorta di ansia che mi colpiva in quel preciso istante e mi toglieva lucidità.
Tornando al motivo del racconto, quella "delusione" amorosa mi portò ad uno stato di disinteresse verso il resto del mondo, togliendomi anche ogni preoccupazione su cosa dovessi fare quando stavo in campo.
Incredibilmente, quello stato di apatia mi portò a giocare le più belle partite della mia carriera di calciatore. Tecnicamente ero piuttosto bravo, e in quel periodo l'unica cosa che mi distraeva dai miei pensieri era giocare a calcio. Frequentavo volentieri gli allenamenti e la voglia di giocare era sempre tanta.
Si era creata in me una sorta di "atmosfera magica" che mi permetteva di esaltare le mie abilità tecniche senza condizionamenti di natura psicologica. Ricordo in particolare la freddezza con cui calciavo i rigori: ne avevo realizzati 8 su 8 e la paura di sbagliare che avevo negli anni precedenti era improvvisamente sparita.

Tutto questo per ricollegarmi a quanto è stato scritto in precedenza: dare il giusto peso e la giusta importanza alle nostre prestazioni sportive ci aiuta a giocare meglio. In quel periodo per me il calcio era la cosa più importante, c'è voluta una sbandata amorosa per togliermi quella sovraeccitazione che provavo quando giocavo e per trovare quello stato di tranquillità emotiva che mi permetteva di rendere al meglio.

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Dottore, me la faccio sotto. E' grave? Empty Re: Dottore, me la faccio sotto. E' grave?

Messaggio Da Pmano il Lun 02 Apr 2012, 22:57

marco61 ha scritto:Penso possa essere utile alla discussione riportare un'esperienza che ho vissuto alla tenera età di 19 anni.
All'epoca il mio sport principale era il calcio. Durante l'estate precedente l'inizio dei campionati, avevo conosciuto una ragazza di Roma venuta in vacanza a Sanremo della quale mi ero perdutamente innamorato. Dopo la sua partenza, ero stato io 15 giorni da lei ed insieme abbiamo trascorso le due settimane più intense della mia vita.
Poi, dopo qualche tempo, la lontananza ha messo fine al nostro rapporto.
Vi lascio immaginare quale potesse essere il mio stato d'animo.
Nel frattempo aveva preso il via il campionato di calcio, io giocavo da mezz'ala sinistra (il classico n° 10 dell'epoca) ed ogni anno segnavo un discreto numero di gol. Mi succedeva però spesso di fallire occasioni clamorose trovandomi a tu per tu col portiere a causa di un sorta di ansia che mi colpiva in quel preciso istante e mi toglieva lucidità.
Tornando al motivo del racconto, quella "delusione" amorosa mi portò ad uno stato di disinteresse verso il resto del mondo, togliendomi anche ogni preoccupazione su cosa dovessi fare quando stavo in campo.
Incredibilmente, quello stato di apatia mi portò a giocare le più belle partite della mia carriera di calciatore. Tecnicamente ero piuttosto bravo, e in quel periodo l'unica cosa che mi distraeva dai miei pensieri era giocare a calcio. Frequentavo volentieri gli allenamenti e la voglia di giocare era sempre tanta.
Si era creata in me una sorta di "atmosfera magica" che mi permetteva di esaltare le mie abilità tecniche senza condizionamenti di natura psicologica. Ricordo in particolare la freddezza con cui calciavo i rigori: ne avevo realizzati 8 su 8 e la paura di sbagliare che avevo negli anni precedenti era improvvisamente sparita.

Tutto questo per ricollegarmi a quanto è stato scritto in precedenza: dare il giusto peso e la giusta importanza alle nostre prestazioni sportive ci aiuta a giocare meglio. In quel periodo per me il calcio era la cosa più importante, c'è voluta una sbandata amorosa per togliermi quella sovraeccitazione che provavo quando giocavo e per trovare quello stato di tranquillità emotiva che mi permetteva di rendere al meglio.


Ho la soluzione!! ti fai un'amante temporanea cosi' tua moglie ti lascia (sei sposato?) e in questo modo ritrovi quello stato di depressione dell'essere e tutto torna a funzionare come anni prima! Dottore, me la faccio sotto. E' grave? 786556

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