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Messaggio Da gp il Ven 06 Ago 2010, 07:44

riprendendo a giocare dopo più di un mese di stop certi automatismi tecnici si perdono e più facilmente si evidenziano i punti deboli su cui lavorare per migliorarsi.

la mia esecuzione tecnica è abbastanza buona, ad esempio, ma sento che se riuscissi a giocare con maggiore scioltezza potrei migliorare moltissimo. la mancanza di scioltezza l'avverto soprattutto quando devo giocare un colpo molto facile oppure molto difficile: nelle situazioni medie potrei certo migliorare ma la mia scioltezza è soddisfacente.
In questo caso per colpo facile intendo un colpo di chiusura con avversario sbilanciato o con palla comoda, mentre per colpo difficile intendo una situazione di gioco in cui io mi trovo sbilanciato e devo ribattere un colpo incisivo del mio avversario (ad es. un colpo veloce e profondo su cui, comunque, sono riuscito ad arrivare per tempo).
Bene (cioè: male!), in queste situazioni tendo ad irrigidirmi e seppure nel primo caso (palla comoda da chiudere) spesso riesco a portare a casa il punto e nel secondo spesso riesco a mandare una palla dall'altro lato della rete, in entrambi i casi noto una elevata rigidità, a discapito certamente della velocità di palla nel primo caso e dell'efficacia della ribattuta nel secondo.
per il secondo caso posso giustificare questa rigidità con il fatto che in una situazione di gioco difficile, ho raggiunto il mio limite tecnico e più di tanto non posso fare, salvo spostare un po' più avanti questo limite attraverso l'allenamento, nel primo caso sento che qualcosa potrei fare. qualcosa che mi porti a liberare la muscolatura "antagonista" che in quella situazione di gioco agisce come freno interno e non mi consente di liberare tutta l'energia attraverso un gesto tecnico pulito e rapido.
Capita anche a voi?
chi ha superato un problema analogo, come lo ha superato?
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Messaggio Da marco61 il Ven 06 Ago 2010, 13:39

A me capita spesso di irrigidirmi nell'esecuzione del dritto, dal momento che è un colpo che non mi dà sicurezza. Sia quando sono pressato, sia quando ho la possibilità di chiudere, raramente riesco ad eseguire il colpo con la dovuta scioltezza. Questo mi succede in particolare da quando ho avuto l'infortunio alla schiena, ma non so spiegarmi esattamente il motivo.
Credo che la componente psicologica, nel mio caso, sia molto determinante, anche perchè, nei rarissimi giorni in cui mi sento veramente bene, anche il dritto funziona con regolarità e mi regala delle soddisfazioni.
Il rovescio, al contrario, funziona meglio con ritmo piuttosto elevato in quanto mi appoggio molto bene sulla palla e ne sfrutto la velocità.
Mi danno però fastidio i colpi molto arrotati perchè la palla, dopo la mia respinta, tende sempre ad alzarsi ma penso che questo sia normale.

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Messaggio Da correnelvento il Ven 06 Ago 2010, 13:43

A me succede lo stesso con il rovescio...

e credo succeda a tutti con i colpi più deboli.

Sotto tensione.... il colpo debole perde immediatamente sicurezza perchè, in un certo senso, costruito.

In un punto fondamentale, è difficile che il mio dritto mi tradisca... come difficile che lo splendido rovescio di Marco possa tradirlo in un punto cruciale.

la parola ai tecnici!
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Messaggio Da SuperMc il Ven 06 Ago 2010, 15:05

Succede a tutti con il colpo più costruito come dice Corre, anche a Federer nel suo "piccolo".

Se si riesce a giocare senza tensione (una parola) entra di tutto e di più, ma soprattutto non si sbagliano mai quelle palle stupide che devi solo chiudere.

Partita di torneo, o presenza di amici pronti allo sfottò per i prossimi 10 anni ergo tensione, ergo poca scioltezza, ergo penso a cosa fare e al 99% faccio una cxgata. scioltezza 961853

Pare facile ma riuscendo a dominare le emozioni giocheremmo tutti molto meglio.

Dai tanti articoli che ho letto sull'argomento tutti gli esperti consigliano di "let go" (lasciare/si andare) e i campioni in giornata di grazia fanno tutto (ma proprio tutto) in automatico, inseriscono il pilota automatico e via, bello eh (a saperlo fare mo stavo a Toronto).

Ci sono delle tecniche e dei CD sull'argomento che in qualche rara occaione sono riuscito a mettere in pratica, ma sono praticamente tutti in Inglese.
Una buona guida (ed in italiano) è lo Zen e l'arte di giocare a Tennis, figo e facile da mettere in pratica fino a che non ti fai sopraffare dalla tensione senza che te ne sia nemmeno reso conto.

JPM
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Messaggio Da albesca il Ven 06 Ago 2010, 22:13

Ciao Gippi' ! Potresti tentare qualche cesto di chiusure provando ad "espirare" durante il colpo, potrebbe funzionare come "diversivo per la mente" e magari agevolare uno sblocco degli antagonisti ....
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Messaggio Da Satrapo il Sab 07 Ago 2010, 12:59

gp ha scritto:chi ha superato un problema analogo, come lo ha superato?
Quando ero appena ventenne mi capitò un infortunio fastidiosissimo, in una tarda serata in pieno inverno scivolai su una riga umida ma commisi l'errore di tentare di restare in piedi (se sentite di scivolare mollate la racchetta e assecondate la caduta!) con il risultato di franare rovisonamente a terra due passi dopo schiacciandomi spalla e braccio sinistro sotto il corpo: frattura composta del capitello radiale sinistro e una bella ingessatura da portare per 20 giorni fu il responso del pronto soccorso. Dopo una settimana il medico sportivo mi fece fare altre lastre e decise di rimuovere completamente il gesso dicendo che non era cosa saggia tenere fermo il braccio per altre due settimane, e dopo 20 giorni di fisioterapia tornai a fare prima atletica e poi a colpire qualche palla in surplace.

Ma fu un vero strazio: il movimento del rovescio (giocavo bimane) risultava contratto e assolutamente disomogeneo, e non c'era verso di recuperare fluidità di movimento anche se ormai il braccio sinistro non mi dava praticamente nessun fastidio.

Per quanto mi sforzassi di entrare e uscire in maniera fluida, per quanto preparassi accuratamente appoggi ed apertura soffrivo l'impatto che mi spezzava letteralmente lo swing a causa di una reazione di irrigidimento post-traumatica che mi spiegarono essere fisiologica e normale, ma che comunque mi mandava su tutte le furie perchè percepivo di non avere controllo su quello che succedeva durante tutto lo swing, e mi ritrovai ad inseguire i miei stessi riferimenti che non mi sembravano più corretti ma ogni volta sfasati e per giunta in maniera sempre diversa tanto che paradossalmente anche il dritto cominciava a risentirne!

Visto che il problema era sostanzialmente l'impatto con la palla, il tecnico che ci seguiva ebbe la brillante idea di farmi colpire per parecchi giorni prima le palle di gommapiuma maggiorate che si usano per i bambini, passando poi alle palle progressione facendomi però entrare sempre con il movimento completo e non in surplace come avevo fatto nella prima fase del recupero.

In pratica passai 15 giorni ad attaccare cesti di palle giganti e di palle progressione simulando in tutto e per tutto una dinamica da colpo pieno, ma senza dover fare i conti con l'impatto della palla normale, il che mi consentì di concentrarmi sul movimento riappropriandomi del colpo.

Magicamente o forse sarebbe meglio dire "scientificamente" tornando a palle normali non trovai più traccia del problema recuperando in toto la conduzione dello swing, tanto che lo stesso metodo fu esteso ad alcuni ragazzi della pre-agonistica che stavano ancora facendo i conti con qualche residuo problema di rigidità esecutiva.

Gp io un tentativo di palleggio con palle progressione lo farei, vedi che sensazione ti resta nel braccio e come poi la trasferisci nel palleggio con palle normali.
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Messaggio Da Ospite il Sab 07 Ago 2010, 13:38

Io sono per la filosofia del cesto e la stanchezza che ne deriva.
Mollare il braccio é un'abitudine che si prende colpendo palle a migliaia quando non contano un accidente.
Quando poi a forza di colpire sei stanco a sufficienza, ma non troppo altrimenti ti irrigidisci per sfinimento, per economizzare al massimo la tua fatica é il momento in cui decontrai. Questo movimento vá memorizzato e replicato.
Ovvio ci vuole tempo, ma il tennis é allenamento, triste realtá per chi di tempo ne ha poco.

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Messaggio Da Satrapo il Sab 07 Ago 2010, 14:21

wik ha scritto:Io sono per la filosofia del cesto e la stanchezza che ne deriva.
Mollare il braccio é un'abitudine che si prende colpendo palle a migliaia quando non contano un accidente.
Quando poi a forza di colpire sei stanco a sufficienza, ma non troppo altrimenti ti irrigidisci per sfinimento, per economizzare al massimo la tua fatica é il momento in cui decontrai. Questo movimento vá memorizzato e replicato.
Ovvio ci vuole tempo, ma il tennis é allenamento, triste realtá per chi di tempo ne ha poco.

Si beh in generale la tecnica si affina al cesto e la fluidità-scioltezza o conduzione dello swing come si suole definirla non sfugge a questo "dogma" del tennis.
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Messaggio Da correnelvento il Sab 07 Ago 2010, 15:23

Concordo pienamente, quando gioco per 4 giorni di seguito... e mi sento stanchissimo in campo, il braccio (se ci arrivo) va via bene!
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Messaggio Da gp il Sab 07 Ago 2010, 17:43

grazie a tutti! farò tesoro di tutti i consigli, ma in particolare mi sembra logico pensare ad una ripetizione del gesto fino a "sentire" gli antagonisti mollare per stanchezza per memorizzare quella sensazione e cercare di ripeterla quando serve.
anche l'uso delle palle depressurizzate potrebbe essere una chiave di approccio: questo mi darebbe il vantaggio di non caricare esasperatamente il lavoro su arti che non sono quelli di un tennista professionista ma solo quelli di un giocatore assiduo, quindi abituato a carichi di lavoro specifico non eccessivi.
la respirazione è qualcosa a cui sto attento, soprattutto in allenamento (palleggio) proprio perchè ritengo sia fondamentale per costruire quella scioltezza di cui c'è bisogno per progredire: probabilmente in partita non sempre riesco ad eseguirla correttamente, però anch'essa rientra tra gli automatismi da migliorare in allenamento, secondo me.
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