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NELLA MENTE DEL TENNISTA

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Messaggio Da Ospite il Sab 11 Mar 2017, 19:41

NELLA MENTE DEL TENNISTA
Nel tennis, così come nello sport in generale, l’aspetto mentale è determinante ai fini della costruzione di un campione. Autostima, paura di vincere, frustrazione: di questo e molto altro si occupa la psicologia applicata al tennis
Calogero Campione
Roma – “Ah, se avesse la testa giusta…”, già. Quante volte abbiamo sentito o letto questa frase, che travalica i confini dello sport e calza a pennello in qualsiasi ambito della società. Ebbene, nel tennis è un leitmotiv, e in quanto tale inflazionato fino allo sfinimento. Due sono le vie in tal senso: la più comune è quella del tennista che suscita rabbia, rammarico, talvolta frustrazione, perché baciato da madre natura ma tennisticamente poco intelligente; al contrario, c’è quello su cui nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo ma che, con abnegazione e dedizione, riesce a scollinare perché ha immagazzinato l’atteggiamento giusto. Ebbene, come accade ciò? Cosa alberga nella mente del tennista? Come ci si approccia alla pallina? Qui di seguito cercheremo di capirne di più, barcamenandoci con cautela in un settore – quello della psicologia applicata al tennis – ancora parzialmente inesplorato.
Un testo interessante nell’ambito di tali studi è “Il cervello tennistico”, un manuale ricco di informazioni, consigli e suggerimenti finalizzati ad ottimizzare la prestazione del tennista sul campo. Secondo l’autore, Federico Di Carlo, “esistono quattro macroaree: mentale, tecnica, tattica, atletica. La prima è quella che incide di più (il 40%), seguita da quella atletica (30%), tecnica (20%) e tattica (10%)”. Il segreto è coltivare quest’aspetto, perché “il gioco mentale va non solo conosciuto teoricamente, ma deve essere allenato e praticato come qualsiasi altro colpo ed abilità tecnico-tattica di un giocatore”. Le abilità mentali non servono allo scopo se non vengono praticate, allenate ed automatizzate sul campo in situazioni di gioco reale e poi applicate regolarmente in partita. Sapere non vuol dire automaticamente saper fare. Su questa lunghezza d’onda si colloca lo studioso americano Bill Cole: “Avere una comprensione concettuale della psicologia dello sport è importante, ma questa da sola non è sufficiente. I principi della psicologia dello sport devono essere praticati, usati in condizioni di gara e padroneggiati prima che possano essere richiamati in modo affidabile giorno dopo giorno in condizioni competitive”. E allora: perché lasciare tutto al caso quando è teoricamente dimostrato che le abilità mentali possono essere allenate ed è praticamente riscontrato che possono migliorare sensibilmente la prestazione degli atleti in campo? In realtà, il dottor Jorge Valverde ritiene che l’allenamento mentale sia molto più praticato di quanto si pensi, ma i giocatori in primis non ne parlano perché esso costituisce un vantaggio sugli altri: “I giocatori che raggiungono il vertice di solito praticano l’allenamento mentale, ma se lo tengono come loro arma segreta”. In Italia, però, l’importanza della psicologia applicata al tennis fatica a venir fuori: “Da noi la preparazione mentale è (quasi) completamente bistrattata. Siamo ancora molto in ritardo in comparazione alle altre scuole tennistiche. Non è un caso che la maggior parte della letteratura mondiale sugli aspetti mentali nel tennis è in lingua inglese, scritta da ricercatori di origine inglese, americana, australiana, nazioni in cui questo sport è molto più radicato nella cultura e tradizione sportiva”, sottolinea Di Carlo. In sostanza, siamo ancora indietro ma qualcosa si muove.
Quando si parla di aspetto mentale non è corretto ricondurre il tutto ad una questione di fiducia. Sarebbe semplicistico e pressappochista. A certi livelli, la consapevolezza nei propri mezzi è una peculiarità comune:“I giocatori professionisti hanno tutti la consapevolezza di essere forti, se non l’avessero con sé non si troverebbero a quei livelli. Agli altissimi livelli il vantaggio competitivo consiste nell’abilità di spostare la soglia del dolore e della sopportazione fisica e mentale più in là”, sostiene Di Carlo. Renato Gaiotti, allenatore di tennis e counsellor professionale in psicologia dello sport presso l’Isef di Torino, focalizza la propria attenzione sulle tecniche di rilassamento: respirazione (inspirare quando arriva la pallina, espirare al momento dell’impatto), contrazione e decontrazione muscolare, controllo dell’ansia prima e durante il match. Per lui l’approccio ottimale alla gara è il seguente: ogni colpo è il primo colpo; ogni game è il primo game. Giacomo Paleni, coach internazionale ed esperto in Psicologia dello Sport, pone invece l’accento sul concetto di errore: “L’errore provoca spesso una caduta emotiva. Se l’errore porterà ad una risposta emozionale (rabbia, imprecazioni, lanci di racchetta) il numero di essi aumenterà perché l’espressione della rabbia si rafforza. Devi agire come se l’errore non rappresenti un problema, anzi: devi pensare che il tuo corpo sta sperimentando nuove risposte motorie per evitare altri errori”. Paleni suggerisce poi che saltellare prima del servizio favorisce un aumento dell’intensità che, al contrario, diminuisce se riesci a sorridere durante i momenti difficili. Lo psicologo Antonio Daino analizza invece l’aspetto dell’autostima, la quale dipende principalmente dalla capacità del primo maestro di trasferire le giuste componenti all’atleta.
E la famigerata paura di vincere? Altrimenti detta Nikefobia (da Nike, dea della vittoria)? Sono state fornite diverse interpretazioni in merito alla sindrome nikefobica, dalla prospettiva psicanalitica a quella meramente psicologica. Secondo la classica concezione freudiana un bambino vissuto in una famiglia troppo protettiva, in cui gli venga impedita ogni espressione di se stesso, o di aggressività, si ritroverà da grande con la difficoltà di affermare il proprio carattere. Quindi, la vittoria, che nello sport agonistico è la massima espressione di un’aggressività ben canalizzata, viene rifiutata. Un’altra spiegazione può derivare dall’opinione che allenatori e staff tecnico hanno dell’atleta stesso: se un atleta è considerato particolarmente forte, ma lui non si percepisce tale, può scattare la paura di fallire e allora si innesca un meccanismo di rinviare l’attesa vittoria per guadagnare tempo. Ultima interpretazione è quella secondo cui dopo una grandiosa quanto inaspettata vittoria l’atleta teme di deludere il pubblico e si chiude in se stesso smettendo di mettersi alla prova. Per sconfiggere la paura di vincere e sviluppare l’istinto killer è importante: non sentirsi rassicurati quando si è in vantaggio; mantenere energia e intensità; non strafare per chiudere in bellezza; mantenere la pressione sul tuo avversario; non cambiare drasticamente stile di gioco. La psicologa Elena Vlacos snocciola altri “trucchi” per giocare a tennis in uno stato ottimale. Anzitutto non pensare a cose che non hanno a che fare con il tennis: al punteggio, al passato (il mio avversario mi vince sempre / sempre batto questo rivale, quella palla era buona e me l’ha contata fuori, etc. …), al futuro (5 -3 a favore / contro, ho vinto questo game / l’ho perso …); evitare l’autocritica a tutti i costi; usare frasi di auto-rinforzo per darsi carica. Sono tanti piccoli accorgimenti che anche chi si diletta a livello amatoriale conosce, ma magari non applica. Tutti ripetono che la testa è importante, ma pochi conoscono i metodi per ottimizzarne la resa. Una la direzione comune a quasi tutti gli psicologi dello sport: la mente va allenata, così come un colpo. Non è un aspetto marginale, tutt’altro. E in molti, anche nelle accademie, hanno iniziato a capirlo.

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Messaggio Da Bertu il Sab 11 Mar 2017, 21:08

Molto bello ed interessante.

Adesso peró spiegalo a tutti quelli che si ostinano a credere che per le pippe la testa non é importante.
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Messaggio Da Ospite il Sab 11 Mar 2017, 21:24

Perchè ci sono esercizi per mantenere la concentrazione? Forse perchè la mente non è importante ma fondamentale!

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Messaggio Da Bertu il Dom 12 Mar 2017, 13:18

Ognuno di noi ha una velocitá di pensiero differente ed ha piú o meno la capacitá di pensare a piú cose contemporaneamente e/o di proiettarle al futuro.
Ad esempio, c'é chi guida veloce pensando solo a guidare e chi invece puó anche pensare a mille altre cose senza peraltro guidare in modo peggiore o meno sicuro. È una questione di abilitá mentale

Posto qui perché mi sembra piú corretto.............

La mia domanda é: per chi é intellettualmente iperattivo e che quindi fatica a focalizzarsi su una cosa soltanto, es. la palla, cosa consigliate di fare?

Non pensare a nulla é tutt altro che facile e per quanto ci si possa concentrare solo sulla palla, sono mille le distrazioni ed i momenti che ci portano lontano, ad esempio al termine dei punti o durante il cambio campo.

Come si fa a tornare "a fuoco" nei momenti che servono?
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Messaggio Da Riki66 il Dom 12 Mar 2017, 17:50

Puoi ripeterti "solo la palla" come un mantra..
O praticare regolarmente la meditazione trascendentale di marahishi..
O farti programmare un "trigger" da un esperto di programmazione neuro linguistica o ipnosi
In alternativa puoi prendere 27 tic e crearti un circuito pre servizio Very Happy
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Messaggio Da superpipp(a) il Dom 12 Mar 2017, 20:36

Riki66 ha scritto:Puoi ripeterti "solo la palla" come un mantra..
O praticare regolarmente la meditazione trascendentale di marahishi..
O farti programmare un "trigger" da un esperto di programmazione neuro linguistica o ipnosi
In alternativa puoi prendere 27 tic e crearti un circuito pre servizio Very Happy
Grande Riki, seguirò il tuo consiglio Very Happy
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Messaggio Da Chiros il Lun 13 Mar 2017, 09:57

Bertu ha scritto:Ognuno di noi ha una velocitá di pensiero differente ed ha piú o meno la capacitá di pensare a piú cose contemporaneamente e/o di proiettarle al futuro.
Ad esempio, c'é chi guida veloce pensando solo a guidare e chi invece puó anche pensare a mille altre cose senza peraltro guidare in modo peggiore o meno sicuro. È una questione di abilitá mentale

Posto qui perché mi sembra piú corretto.............

La mia domanda é: per chi é intellettualmente iperattivo e che quindi fatica a focalizzarsi su una cosa soltanto, es. la palla, cosa consigliate di fare?

Non pensare a nulla é tutt altro che facile e per quanto ci si possa concentrare solo sulla palla, sono mille le distrazioni ed i momenti che ci portano lontano, ad esempio al termine dei punti o durante il cambio campo.

Come si fa a tornare "a fuoco" nei momenti che servono?

Pure io spesso mi deconcentro e penso a tutto, magari al punto precedente.
Di solito mi riprendo ripetendo una frase breve, tipo "vicino alla palla".
Non ho mai attribuito la causa all'iperattività mentale, piuttosto credo di avere una scarsa capacità di concentrazione, dovuta a mille motivi.
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Messaggio Da Wacos il Lun 13 Mar 2017, 10:22

Bertu ha scritto:Ognuno di noi ha una velocitá di pensiero differente ed ha piú o meno la capacitá di pensare a piú cose contemporaneamente e/o di proiettarle al futuro.
Ad esempio, c'é chi guida veloce pensando solo a guidare e chi invece puó anche pensare a mille altre cose senza peraltro guidare in modo peggiore o meno sicuro. È una questione di abilitá mentale

Posto qui perché mi sembra piú corretto.............

La mia domanda é: per chi é intellettualmente iperattivo e che quindi fatica a focalizzarsi su una cosa soltanto, es. la palla, cosa consigliate di fare?

Non pensare a nulla é tutt altro che facile e per quanto ci si possa concentrare solo sulla palla, sono mille le distrazioni ed i momenti che ci portano lontano, ad esempio al termine dei punti o durante il cambio campo.

Come si fa a tornare "a fuoco" nei momenti che servono?

Guarda io è da sempre che mi sbatto per trovare una soluzione, perchè sono piuttosto incline a perdere la concentrazione e in genere sono influenzabile da eventi esterni. Quello che però ho potuto estrapolare da tutte le volte che sono andato "in tega" si può riassumere in una sola cosa: Insicurezza dei propri mezzi.

Secondo me la maggior parte delle persone che ha problemi mentali al nostro livello, ha paura di quello che non sa fare.
Anche se sembra un problema di concentrazione , secondo me alla base c'è poca fiducia nei propri mezzi, per cui è prima un problema di competenza, e solo poi mentale.

Nei periodi dove riuscivo ad allenarmi bene sia atleticamente che tecnicamente, era molto più facile restare concentrato e positivo in campo, quindi avere una buona base ci fa stare più tranquilli, un pò come quando ti presenti ad un esame e sei preparato.

La questione mentale però esiste ed ha una grossissimo peso nella nostra performance. I pensieri che macinano mentre giochi spesso interferiscono con l'istinto che è quello che realmente ti muove in una competizione.
Ho letto un libro molto interessante che fondamentalmente dice questo: ci sono due IO, uno che pensa(mente) e uno che FA (istinto)
Se l'IO che pensa ha fiducia nell' IO che fa, si entra nella cosiddetta "zone" dove tutto viene facile, e sembra quasi che il tempo si rallenta. Se avete avuto delle performance degne di nota nel tennis o in altri sport sapete bene di che parlo.
Quando invece L'IO pensante non si fida dell'IO che agisce ,o peggio ancora, pretende di governare ed interferire nelle attività non di sua competenza, nascono i disastri.

Nel tennis ci sono questioni che vanno lasciate all'istinto e cose a cui si può riflettere, ma è facile che la mente voglia prendere il controllo anche di quello che dovrebbe venir fuori da solo, per insicurezza.

Ecco che se cominci a pensare a come fare il dritto , a come mettere la racchetta per la volee, a come mettere i piedi per lo smash... ti esce sempre una chiavica.

La cosa più potente che ho sperimentato per mettere a bada la mente, o almeno tentare, è appunto quello di dare alla testa qualcosa da pensare che sia di sua competenza, così da lasciare all'istinto la sua parte:
quando la palla è nel campo avversario la testa dovrebbe pensare solo alla tattica, a cogliere eventuali segni per prevedere il tiro del nostro avversario e imbastire il punto, mentre quando la palla è nella nostra metà campo la testa dovrebbe solo preoccuparsi di decidere per tempo dove tirare e visualizzare la traiettoria, perchè il tennis si basa su un istinto innato , la balistica.

Un pò come quando si fa allenamento con il maestro, è utile visualizzare nella propria testa un "conetto" ed avere quindi una chiara idea della traiettoria che la palla dovrà percorrere per raggiungere quell' obiettivo.
Quando si ha chiaro in mente un obiettivo ecco che l'istinto balistico si attiva.
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Messaggio Da Bertu il Lun 13 Mar 2017, 18:01

Iniziamo col dire che concentrazione ed iperattivitá cerebrale sono 2 cose molto diverse anche se a volte vengono confuse e mescolate.

Come dice Wacos, il problema é di dare qualche cosa da fare alla mentre nei momenti in cui la mente non ha nulla da fare. Il tennis va giocato d'istinto e l'istinto lo si crea in allenamento.
Ció non toglie che la velocitá di gioco al nostro livello é talmente bassa che tra un colpo é l'altro posso pensare ad 1 milione di cose. Come colpire la palla, dove mandarla, cosa fare dopo etc etc

Per farla breve, se gioco a ping-pong la velocitá del gioco é tale che non ho tempo di pensare a nulla e gioco bene e concentrato. Nel tennis invece penso a tutto e di piú ed é questo quello che vorrei evitare.

Forse dovrei mettermi a cantare o a contare i rimbalzi della palla........
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Messaggio Da marco61 il Lun 13 Mar 2017, 20:16

Trovare la concentrazione, e soprattutto trovarla quando serve, è una dote che non tutti hanno e che distingue il fuoriclasse dal campione.
Se fosse così semplice, saremmo tutti degli automi.
E' complicato per i professionisti che dovrebbero pensare solo a giocare, figurati per noi cassarole.

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Messaggio Da Wacos il Mar 14 Mar 2017, 09:03

Bertu ha scritto:Iniziamo col dire che concentrazione ed iperattivitá cerebrale sono 2 cose molto diverse anche se a volte vengono confuse e mescolate.

Come dice Wacos, il problema é di dare qualche cosa da fare alla mentre nei momenti in cui la mente non ha nulla da fare. Il tennis va giocato d'istinto e l'istinto lo si crea in allenamento.
Ció non toglie che la velocitá di gioco al nostro livello é talmente bassa che tra un colpo é l'altro posso pensare ad 1 milione di cose. Come colpire la palla, dove mandarla, cosa fare dopo etc etc

Per farla breve, se gioco a ping-pong la velocitá del gioco é tale che non ho tempo di pensare a nulla e gioco bene e concentrato. Nel tennis invece penso a tutto e di piú ed é questo quello che vorrei evitare.

Forse dovrei mettermi a cantare o a contare i rimbalzi della palla........

Ti linko un video che secondo me è davvero interessante. Il tizio ha un canale che si chiama feel tennis e già ti fa capire quanto lui si concentri più sulle sensazioni in gioco che sulla tecnica asettica.

In pratica parla del processo decisionale: ecco quello che dovremmo fare quando la palla sta arrivando (cosa fare quando la palla è di la non è mai stato un grosso problema credo per nessuno).

Decidere dove tirare.


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Messaggio Da spalama il Mar 14 Mar 2017, 12:00

Partiamo da una base:
1) i campioni hanno tutto il resto, tecnica, tattica, allenamento, e  l'unico fattore che può condizionarli è la testa.

2) ai pipponi come noi manca tutto, tutto ci condiziona e diamo sempre colpa alla testa (le famose scuse).

La psicologia dello sport è quella dell'individuo che lo pratica, ne puoi scrivere chilometri di trattati e di teorie interessanti, ma ogni caso è profondamente diverso, perchè in campo porti te stesso, tutto insieme, non un altro.

Il problema è che spesso in campo pensi di essere un altro e non quel pippone galattico che magari sta tutto il giorno su una scrivania a rispondere mail inutili e che gioca a malapena due volte la settimana per tenersi in movimento, dovendo rendere conto a moglie, figli, capi, banche...etc...etc....

Come dice Marco, se vanno in bambola i campioni, che devono pensare solo a colpire una pallina, perchè di tutto il resto si occupano altri per loro, ma cosa dobbiamo pensare di fare noi???

Dopo aver visto Federer che perde a Dubai con Donskoy una partita vinta tre volte, andiamo tutti più leggeri in campo e basta pippe mentali.

Al nostro livello per giocare a tennis basta davvero poco e quel poco ce lo hanno insegnato da piccoli.

Come si gioca a tennis?

Cercando di colpire una pallina con una racchetta.

Cosa puoi automatizzare in questo per non pensare?

Il movimento con cui porti la racchetta colpire la pallina.

Cosa ti rimane da fare?

Guardare bene e solo la pallina.

Troppo spesso invece pensiamo di essere Cavalieri Jedi e pensiamo di poter colpire la pallina ad occhi chiusi, guardando l'avversario, il pubblico, il vento, le corde della racchetta, pensando ai grammi allo swingweight, allo sweetspot, al figone che passa a bordo campo, a quello che fa il socio al campo accanto al tuo, etc...etc....

La forza non è con noi, facciamocene una ragione.

Sbagliamo un colpo? Bene, lo sbagliano anche i campioni, ne sbagliano tanti, esattamente come noi, e non possiamo sbagliare noi?

Facciamocene una ragione. Giochiamo il punto successivo.

A tennis, ogni set inizia da zero, ogni game inizia da zero, ogni punto inizia da zero, tutto quello che è successo prima non conta niente, devi solo pensare a giocare il punto successivo al meglio che puoi con quello che sai fare.

Per la concentrazione? Guardare sempre e solo la pallina, è lei il nostro vero avversario.
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Messaggio Da ace59 il Mar 14 Mar 2017, 14:49

spalama ha scritto:Partiamo da una base:
1) i campioni hanno tutto il resto, tecnica, tattica, allenamento, e  l'unico fattore che può condizionarli è la testa.

2) ai pipponi come noi manca tutto, tutto ci condiziona e diamo sempre colpa alla testa (le famose scuse).

La psicologia dello sport è quella dell'individuo che lo pratica, ne puoi scrivere chilometri di trattati e di teorie interessanti, ma ogni caso è profondamente diverso, perchè in campo porti te stesso, tutto insieme, non un altro.

Il problema è che spesso in campo pensi di essere un altro e non quel pippone galattico che magari sta tutto il giorno su una scrivania a rispondere mail inutili e che gioca a malapena due volte la settimana per tenersi in movimento, dovendo rendere conto a moglie, figli, capi, banche...etc...etc....

Come dice Marco, se vanno in bambola i campioni, che devono pensare solo a colpire una pallina, perchè di tutto il resto si occupano altri per loro, ma cosa dobbiamo pensare di fare noi???

Dopo aver visto Federer che perde a Dubai con Donskoy una partita vinta tre volte, andiamo tutti più leggeri in campo e basta pippe mentali.

Al nostro livello per giocare a tennis basta davvero poco e quel poco ce lo hanno insegnato da piccoli.

Come si gioca a tennis?

Cercando di colpire una pallina con una racchetta.

Cosa puoi automatizzare in questo per non pensare?

Il movimento con cui porti la racchetta colpire la pallina.

Cosa ti rimane da fare?

Guardare bene e solo la pallina.

Troppo spesso invece pensiamo di essere Cavalieri Jedi e pensiamo di poter colpire la pallina ad occhi chiusi, guardando l'avversario, il pubblico, il vento, le corde della racchetta, pensando ai grammi allo swingweight, allo sweetspot, al figone che passa a bordo campo, a quello che fa il socio al campo accanto al tuo, etc...etc....

La forza non è con noi, facciamocene una ragione.

Sbagliamo un colpo? Bene, lo sbagliano anche i campioni, ne sbagliano tanti, esattamente come noi, e non possiamo sbagliare noi?

Facciamocene una ragione. Giochiamo il punto successivo.

A tennis, ogni set inizia da zero, ogni game inizia da zero, ogni punto inizia da zero, tutto quello che è successo prima non conta niente, devi solo pensare a giocare il punto successivo al meglio che puoi con quello che sai fare.

Per la concentrazione? Guardare sempre e solo la pallina, è lei il nostro vero avversario.


si può centrare meglio la risposta ? direi di no !

sottoscrivo al 100% , anzi meglio se me lo scrivo sulla borsa cosi lo rileggo ad ogni cambio di campo cheers cheers cheers
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Messaggio Da correnelvento il Mar 14 Mar 2017, 14:59

spalama ha scritto:


ai pipponi come noi manca tutto, tutto ci condiziona e diamo sempre colpa alla testa (le famose scuse).
Sulle scuse non si parla mai abbastanza: il VIRUS che infetta il tennis di noi pippe inguardabili.

perchè in campo porti te stesso, tutto insieme, non un altro.
In campo esce l'essenza vera della persona, senza i "filtri" imposti dalla società.
Perchè, volenti o nolenti, siamo sottoposti ad uno stress.
Chi dice: "è una brava persona, si trasforma solo in campo" dice una cazzata grossa come una casa... LA VERA PERSONA E' QUELLA IN CAMPO!


Il problema è che spesso in campo pensi di essere un altro e non quel pippone galattico
Osservazione sacrosanta: da questo punto di vista è utilissimo farsi filmare mentre si gioca (possibilmente una partita di torneo).
Vi assicuro che vedersi in video è LA MIGLIORE CURA per comprendere il proprio (misero) livello tennistico



Al nostro livello per giocare a tennis basta davvero poco e quel poco ce lo hanno insegnato da piccoli.
Tutti (e sottolineo TUTTI) quelli che vogliono sviscerare all'eccesso ogni minimo dettaglio tecnico-tattico-mentale del tennis, finiscono per rimanere intrappolati nelle loro elucubrazioni mentali.
Ed il loro tennis ne risente pesantemente (in modo negativo).




Cosa ti rimane da fare?
Guardare bene e solo la pallina.
Ecco, tutto qui.

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Messaggio Da wetton76 il Mar 14 Mar 2017, 17:12

correnelvento ha scritto:
In campo esce l'essenza vera della persona, senza i "filtri" imposti dalla società.
Perchè, volenti o nolenti, siamo sottoposti ad uno stress.
Chi dice: "è una brava persona, si trasforma solo in campo" dice una cazzata grossa come una casa... LA VERA PERSONA E' QUELLA IN CAMPO!


Mi piace molto questa osservazione.

Potremmo quindi delineare anche un quadro psicologico/comportamentale di grandi campioni, ad esempio due come Edberg e McEnroe, oppure Lendl e Chang ... cosa ne uscirebbe fuori?
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Messaggio Da veterano il Mer 15 Mar 2017, 19:06

Wacos ha scritto:
Bertu ha scritto:Iniziamo col dire che concentrazione ed iperattivitá cerebrale sono 2 cose molto diverse anche se a volte vengono confuse e mescolate.

Come dice Wacos, il problema é di dare qualche cosa da fare alla mentre nei momenti in cui la mente non ha nulla da fare. Il tennis va giocato d'istinto e l'istinto lo si crea in allenamento.
Ció non toglie che la velocitá di gioco al nostro livello é talmente bassa che tra un colpo é l'altro posso pensare ad 1 milione di cose. Come colpire la palla, dove mandarla, cosa fare dopo etc etc

Per farla breve, se gioco a ping-pong la velocitá del gioco é tale che non ho tempo di pensare a nulla e gioco bene e concentrato. Nel tennis invece penso a tutto e di piú ed é questo quello che vorrei evitare.

Forse dovrei mettermi a cantare o a contare i rimbalzi della palla........

Ti linko un video che secondo me è davvero interessante. Il tizio ha un canale che si chiama feel tennis e già ti fa capire quanto lui si concentri più sulle sensazioni in gioco che sulla tecnica asettica.

In pratica parla del processo decisionale: ecco quello che dovremmo fare quando la palla sta arrivando (cosa fare quando la palla è di la non è mai stato un grosso problema credo per nessuno).

Decidere dove tirare.


Wacos il video con relativo esercizio non mi sembra pertinente......ti spiego perche'.
IL tennis si gioca sulle diagonali diciamo un 80 % incrociato ed il resto lungolinea,siccome giocando incrociato si hanno piu vantaggi che giocare lungolinea.campo piu lungo rete piu' bassa in centro,e perche' il cambio di direzione e' sempre piu' complicato che seguire la stessa linea di gioco.
Bueno, chiarito questo mi sembra ovvio che devo cambiare quando vedo il vantaggio effettivo per farlo,mi giocano un po piu corto tanto quanto basta per mettere i piedini in campo e giocare il lungolinea.
Ma questo credo che sia chiaro,il problema e' che colpo devo giocare in base alla situazione di gioco che mi ritrovo.........in difesa che faccio dove gioco la palla,mi hanno buttato fuori dal campo che colpo gioco per recuperare.
Queste sono le decisioni che devi prendere e che devi imparare a riconoscere .L' esercizio e' un tiro al bersaglio che serve per migliorare la precisione del colpo ma non per prendere la decisione giusta su che colpo devo giocare......quello lo si imparara in allenamento simulando situazioni di gioco oppure con l'esperienza di gioco.
IL cosa devo fare e' relativo a diversi fattori,non solo alla tua posizione in campo quando vai a colpire ma a quanta strada devi fare per andare a coprire il campo se sei in difesa,tanto per fare un esempio.
Poi ci sono le geometrie di gioco, e la valutazione del colpo che ti arriva e che devi giocare.
Ci sono colpi di difesa ,colpi interlocutori, e colpi piu' aggressivi in genere la decisione sulla direzione e' l'ultima che deve creare problemi.
Si ci possono essere dei casi quando sei in difesa,cioe ti buttano fuori dal campo mentre stai palleggiando sulla diagonale di rovescio e ti giocano un lungolinea e diciamo che capisci che ci puoi arrivare bene con le gambe ma sei tre metri fuori dal campo,la decisione da prendere e' rapida ma molto dipende dalla fiducia e capacita' che hai,cioe' gioco una botta lungolinea e spero che stia dentro,oppure cerco di alzare su incrociando rallentando un po il gioco cosi ho tempo di recuperare campo,oppure non saparo la botta lungolinea ma lo faccio muovere con un altro lungolinea o una palla centrale per recuperare campo,dando meno angolo cercando di limitare i danni.
Ma di esem`pi ce ne poterbbero essere tantissimi, non e' tanto dove devo giocare ,e come ci arrivi o pensi di arrivarci e in che posizione del campo sei che decidono cosa sia meglio fare o meno......

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Messaggio Da correnelvento il Gio 16 Mar 2017, 07:59

veterano ha scritto:

Ma questo credo che sia chiaro,il problema e' che colpo devo giocare in base alla situazione di gioco che mi ritrovo.........in difesa che faccio dove gioco la palla,mi hanno buttato fuori dal campo che colpo gioco per recuperare.
Queste sono le decisioni che devi prendere e che devi imparare a riconoscere .L' esercizio e' un tiro al bersaglio che serve per migliorare la precisione del colpo ma non per prendere la decisione giusta su che colpo devo giocare......quello lo si imparara in allenamento simulando situazioni di gioco oppure con l'esperienza di gioco.


Come sempre, mi trovo completamente d'accodo con quello che dice VET.

Ecco perchè, nel tennis "amatoriale" (il nostro) i "partitari" sono nel 90% vincenti contro i "lezionari".

La seconda categoria gioca PENSANDO CONTINUAMENTE a mille dettagli tecnici.

I "partitari" giocano SOLO partite, ed acquisiscono degli schemi di gioco (ottimizzati al loro livello tecnico) che mettono in pratica automaticamente, senza pensare.

Insomma, la stessa differenza tra chi, guidando, usa frizione e cambio senza pensare e chi, pricipiante, pensa a come usare i piedi e le mani.

tra l'altro ho verificato che, in genere (non sempre, naturalmente) i "lezionari" sono POCO INCLINI a giocare partite, poichè si abituano alla palla pulita del maestro di turno... e non  sopportano di giocare E PERDERE contro chi, erroneamente, ritengono tecnicamente inferiore.
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Messaggio Da wetton76 il Gio 16 Mar 2017, 11:03

A proposito, la settimana scorsa ho vinto un set al tie-break! e stavo sotto 5-6 tra l'altro .... sono un partitaro?!! Rolling Eyes
nel tie-break sono andato abbastanza avanti nel punteggio, poi ho sciupato qualche set-point, ma alla fine ho chiuso su un errore del mio avversario ... il quale con me si è un po' lamentato perchè magari chiedevo cose del tipo "ha fatto due rimbalzi la pallina, vero?", "era buona?" ... insomma mi sembrano cose normali quando si gioca a punti, o no? Surprised
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Messaggio Da correnelvento il Gio 16 Mar 2017, 11:11

wetton76 ha scritto:A proposito, la settimana scorsa ho vinto un set al tie-break! e stavo sotto 5-6 tra l'altro .... sono un partitaro?!! Rolling Eyes

Ma che domanda è Daniele?
Non vedo alcun nesso con il vincere un TB ed essere un "partitaro"... Rolling Eyes
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Messaggio Da wetton76 il Gio 16 Mar 2017, 11:21

pensavo che "partitaro" fosse anche uno con l'attitudine a vincere partite!

per me vincere quel tie-break è stato quasi come vincere la partita ... infatti il secondo set non è stato concluso.


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Messaggio Da spalama il Gio 16 Mar 2017, 12:53

No, il "partitaro" è un tennista spesso autodidatta, con tecnica ruvida, che non ha quasi mai preso lezioni in vita sua, ma impartisce lezioni di "partita" a tantissimi giocatori.

E' uno che invece di fare trenta lezioni al mese e vanti ore di palleggio col suo migliore amico, fa trenta tornei all'anno mese vincendo una marea di partite.

Come fa?

Corre molto, ha generalmente un solo schema di gioco, lo applica costantemente, sa fare poche cose, magari non esteticamente belle da vedere, ma molto efficaci.

Il "partitaro" fa sempre la partita che vuole lui, ti porta sempre sul suo gioco, sul suo ritmo di gioco, e ti fa raccogliere tante palline nel tuo campo perchè le hai tirate a rete, o spesso le raccoglie lui nel suo perchè le hai spedite sulla siepe.

Per batterlo devi semplicemente essere molto più forte e prenderlo a pallate.

Ergo è sempre tosta!!!
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Messaggio Da wetton76 il Gio 16 Mar 2017, 13:47

OK,
allora sono stato il tie-brekkaro!!!! :-)

Si potrebbero scrivere dei libri, tipo winning ugly, su come vincere i tie-break! Nel caso specifico di questa partita ho avuto la fortuna di andare parecchio avanti col punteggio, percui dopo ho giocato rilassato, anche se ho fallito i primi set-point ...

Mentre il mio avversario ad un certo punto ha avuto un crollo "mentale", anche a seguito delle domande sulla verifica dei punti ...
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Messaggio Da wetton76 il Lun 27 Mar 2017, 14:57

ieri ho vinto un altro tie-break!!! un puro caso però.

anche questa volta ho avuto la fortuna di andare avanti col punteggio, percui è stato più semplice vincerlo (su una risposta sbagliata del mio avversario).

nel set ero partito in svantaggio, poi incredibilmente ho recuperato e alla fine siamo arrivati al 6 pari.
tra i punti importanti, un lungolinea di rovescio mi è stato chiamato out, e a me sembrava buono, l'ho fatto solo notare ma la chiamata non è stata cambiata .... sono stato abbastanza bravo a non farmi condizionare da un episodio del genere, anche se non sono del tutto sporadici nelle mie partite Laughing
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NELLA MENTE DEL TENNISTA Empty NELLA MENTE DEL TENNISTA: GUARDA LA PALLINA.

Messaggio Da Ospite il Gio 01 Giu 2017, 14:43

Nel mentale rientra pure questo:
"Per poter acquisire invece volontariamente specifiche informazioni bisogna “concentrare” i nostri sensi su di un determinato oggetto o situazione.
Nella pratica del tennis, i maestri non smettono mai di ripetere agli allievi di “tenere gli occhi sulla pallina”, cioè di seguire con gli occhi la pallina in movimento sempre e costantemente." cit Stefano Psaila.

http://www.corso-mental-coaching.it/mental-tennis-occhio-alla-palla/

Lasciando perdere tutte le pippe mentali che ci facciamo e che ci fanno perdere, mi sono reso conto di una cosa: Mi distraggo e non seguo sempre la pallina, mi accade sia in allenamento che in partita, mi rendo conto che appena vado a memoria "stecco" o manco proprio la pallina, roba che neanche un principiante. Comunque sia il problema è mentale relativo all'attenzione: Non sbaglio il colpo perchè non ho la tecnica ma perchè mi distraggo e vado in ritardo. Quando la fisso fino alla fine la impatto bene e la palla passa di la piano o forte che sia. Non mi rode se mi fanno il punto, mi rode se lo regalo io.
Nel garage dove tengo la macchina, c'è una stanza con un muro e posso usarlo per giocare al volo ravvicinato: sto provando a fare un gioco al volo mirato esclusivamente alla fissazione della pallina. vediamo se mi porta a qualche miglioramento. Poi passerò a farlo in campo come margine nel rettangolo di battuta e poi infine da fondo campo e vediamo se funziona. Speriamo...

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NELLA MENTE DEL TENNISTA Empty Re: NELLA MENTE DEL TENNISTA

Messaggio Da Ospite il Sab 03 Giu 2017, 20:26

La pallina! Maledizione alla mancanza di attenzione! per quaranta minuti resto incollato poi svanisce tutto e vado "a memoria". Le gambe ci sono, mi sposto bene, sono reattivo ma in deficit di ossigeno vado a zonzo! Maledizione! Sono riuscito ad aprire prima, ad essere più veloce ma mi distraggo dopo un certo limite... NELLA MENTE DEL TENNISTA 961853

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