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Lo stress di una partita di torneo

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Messaggio Da correnelvento il Lun 12 Lug 2010, 18:14

Prima di iniziare questo post, devo doverosamente sottolineare che:

1. Non sono un tecnico, nè un istruttore-maestro di tennis;

2. Non è mia intenzione "pontificare" o "insegnare" a nessuno;

3. Voglio soltanto fornire spunto di confronto;


4. La mia esperienza non è altro che quella di un onesto "guerriero di quarta categoria" con anni (purtroppo molti) di battaglie da torneo alle spalle.

Ora si può cominciare.


A qualsiasi livello tennistico ci si collochi, è evidente che la partita di Torneo è MOLTO diversa dal semplice allenamento.

Questo, ovviamente, perchè ci mette lo "zampino" un nemico subdolo: Lo STRESS. Ecco che il respiro si fa corto, i battiti aumentano, le gambe diventano pesantissime... ed il nostro braccio diventa sempre più corto.

Siamo inconsciamente OSSESSIONATI dal risultato, non abbiamo piena fiducia nelle nostre possibilità e nel nostro gioco... siamo terrorizzati da un'eventuale brutta figura e dai commenti velenosi dei nostri compagni di circolo.

Poichè lo stress da competizione è fisiologico (esiste in natura per mettere in alletra il nostro fisico prima di una "battaglia"), dobbiamo cercare di INCANALARE questo nostro nemico al fine di farne un prezioso alleato.

Io ho imparato ad amare questa sensazione e ad incanalarla verso una grande concentrazione e determinazione a vincere (ovviamente dove questo è possibile).

Una qualità che tutti i miei amici (e nemici) tennisti mi attribuiscono (e di cui vado molto fiero) è infatti quella di NON PERDERE MAI CON GIOCATORI DI LIVELLO INFERIORE.

Ed è proprio questo il punto: dal modesto NC al giocatore PRO, ciò che distingue il "fighter" dal "perdente" è la capacità e la determinazione che permettono di battere sempre (o quasi) i giocatori di livello inferiore.

Il primo passo è quello di CAPIRE qual'è REALMENTE il nostro livello di gioco.... e, credetemi, non è facile essere così obiettivi da capirlo realmente...

...posso giurarvi che almeno l'80% di giocatori NC-quarta ritiene di essere ad un livello NOTEVOLMENTE SUPERIORE a quello reale. da qui esclamzioni del tipo: "HO PERSO CON UNA PIPPA".

La cruda realtà è che, nella stragrande maggioranza dei casi, quella PIPPA è un tennista più solido e consistente di voi.

Personalmente (e pure di questo sono orgoglioso), mi basta guardare pochi game di un giocatore per stabilire (con ottima approssimazione) se tale giocatore è più forte di me (quindi vincente)... allo stesso livello (lotta serrata) o più debole.

Senza questa "picture", un giocatore di Tennis, andrà sempre incontro ad amarissime sorprese e delusioni.

Passiamo ora alla gestione della partita.

Nel palleggio che precede il mactch, normalmente, il basso quarta comincia a tirare della mazzate terribili, forse per impressionare l'avversario, o forse per stemperare la tensione... o magari per farsi notare da una bella gnocca....

Resta il fatto è che è SBAGLIATO!

In palleggio bisogna colpire piano, in scioltezza (decontrazione, direbbe qualche tecnico), ripassare mentalmente la corretta sensazione del movimento, la corretta respirazione.... il RITMO, insomma.

Se poi riusciamo pure aa capire i lati deboli dell'avversario, tanto meglio.

Si arriverà poi ad un punto in cui la partita ha inizio.

In questo caso, quello che al nostro (basso, anzi bassissimo) livello NON BISOGNA MAI FARE è quello di cominciare prendendo rischi assurdi, tirando mazzate, cercando le righe...

Attenzione, amici, non sto dicendo di giocare da "vigliacchi", ma solo di giocare "ordinati", in sicurezza... evitando rischi inutili.

Non c'è nulla di più bello, per il nostro avversario... di trovarsi i primi punti dell'incontro regalati su di un piatto d'argento!

Diamogli l'impressione di essere CONSISTENTI, degli ossi duri non disposti a regalare nulla.

Questo ci darà fiducia, e, al contempo... metterà un poco di preoccupazione nell'avversario.

Considerate che giocare in sicurezza non significa tirare piano, ma giocare magari con un maggiore spin ed una maggiore "clarence" sulla rete, nonchè un maggior margine sulla riga di fondo.

Ricordate che giocare con più spin significa VELOCIZZARE il movimento del braccio, NON rallentarlo!

Dopo qualche game giocato "in sicurezza" la tensione svanirà... e saremo quindi in grado di esprimere un gioco più "bandalzoso" ed aggressivo.

A questo punto la partita entra nel vivo... ma noi siamo pronti ad esprimere il nostro miglior tennis... che poi è il fine ultimo (chi crede che il fine sia solo la vittoria, sarà un frustrato tennista per tutta la vita).

Ed è questo il punto focale.... quando noi abbiamo dato il massimo, abbiamo fatto goal... la vittoria (o la sconfitta) non rappresenta il problema... ma solo una normale conseguenza.

E' ovvio che se gioco con un 2.8 non posso pormi la vittoria come obiettivo (sarei un idiota)... ma posso pormi l'obiettivo di giocare al mio massimo.

Ed è questo, amici miei, il fatto importante.... entrare in campo DETERMINATI, CONCENTRATI e FIDUCIOSI DEI PROPRI MEZZI (quelli reali, non quelli che si suppone di avere...) per poter dare il nostro massimo, nella correttezza e nello spirito sportivo.

Senza ridicole giustificazioni.

Comportandosi da UOMINI, non da PUPAZZI.

Un saluto dal vecchio Corre.
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Messaggio Da marco61 il Lun 12 Lug 2010, 21:38

In sintesi quanto io sostengo da molto tempo: portiamoci sul 3 a 0 sopra poi cominciamo a giocare. Saremo più rilassati mentre l'avversario inizierà a crearsi problemi che inevitabilmente lo porteranno a giocare peggio.
Questo è molto importante quando si gioca un match tirato: dare l'impressione che non siamo disposti a regalare nulla.
Ovvio che se so che il mio avversario è molto più debole, o molto più forte, non mi pongo troppi problemi. Tiro e come va va, tanto o vinco o perdo comunque.

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Messaggio Da Abracadabra78 il Mar 13 Lug 2010, 00:23

giova'...ti sei preso mezza giornata di ferie per scrivere? Lo stress di una partita di torneo 416200

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Messaggio Da oedem il Mar 13 Lug 2010, 09:45

tutta quella fatica a scrivere e poi marco, tomo tomo, arriva con la sua sintesi...

giovanni, fatti rimborsare da lui la giornata di ferie asd
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Messaggio Da Ospite il Mar 13 Lug 2010, 10:50

marco61 ha scritto:In sintesi quanto io sostengo da molto tempo: portiamoci sul 3 a 0 sopra poi cominciamo a giocare. Saremo più rilassati mentre l'avversario inizierà a crearsi problemi che inevitabilmente lo porteranno a giocare peggio.
.
A me stá cosa che dici non piace nulla,
primo bisogna vedere che 3-0 é, se pesante ovvero hai perso due servizi o no, ma a me il 3-0 con un breack solo perso é in assoluto la situazione migliore in cui mi posso trovare avendo perso un servizio. Per lo meno a me pressione non ne dá neanche un po', anzi mi verrebbe da dire "bene che é arrivao subito e non sul 4-3".
Non é che la capisco molto sai, mi vien piú da pensare che é un vantaggio tuo personale nel sentirti tu Marco tranquillo per giocare in scioltezza piú che una reale situazione generalizzabile.

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Messaggio Da marco61 il Mar 13 Lug 2010, 13:10

Mi riferisco esclusivamente al mondo dei quarta categoria dove, sempre, vince chi sbaglia di meno. A questo livello gente che serve davvero bene non ce n'è molta, un break in più o in meno cambia poco.
Conta solo il punteggio, personalmente se mi trovo 3/0 non sto molto a guardare se ho servito una volta oppure due, mi interessa molto di più sapere che in questo momento sto mettendo sotto pressione il mio avversario.
Inoltre un vantaggio iniziale di 3 games mi porta a giocare molto più sciolto i successivi 2. Al contrario l'avversario in quel momento sarà teso e nervoso, e questo non permette di giocare bene. Anche dovessi perderli perchè mi sono preso qualche rischio in più, sarò sempre in vantaggio e comunque ancora lontano dalla conclusione del set. Sul 3/2 posso ancora rischiare un paio di games, mal che vada sarò sotto 3/4. A questo punto avrò rischiato 4 games di fila, difficile che in quella situazione li abbia persi tutti e 4.
Comunque wik, può essere solo un'opinione personale che non vuol sembrare un insegnamento per gli altri.
Per me funziona così, per altri magari trovarsi 3/0 sotto può accendere quegli stimoli che magari inizialmente non si riusciva a trovare.


Ultima modifica di marco61 il Mar 13 Lug 2010, 15:21, modificato 1 volta

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Messaggio Da montox il Mar 13 Lug 2010, 13:41

Marco mi sento di condividere le tue considerazioni. Poi di certo ci potrà essere anche gente che trovandosi sotto nel punteggio riesce ad esprimere un tennis migliore però credo che a questi livelli (almeno ai miei bassi di quarta) generalmente non accade.

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Messaggio Da correnelvento il Mar 13 Lug 2010, 13:55

Secondo me ha ragione sia Wik, per quanto riguarda il tennis "serio", sia Marco, per quanto riguarda il tennis... terra -terra!
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Messaggio Da Abracadabra78 il Mar 13 Lug 2010, 16:02

e' vero che capita moltissime volte di stare sopra pure 3-0 e farsi rimontare...ma se si entra in campo con la testa giusta gia' tenere due servizi(che soprattutto al n ostro livello nn e' cosi' scontato...anzi...) e fare un break,come inizio e' un buon vantaggio per giocare piu' sciolti, ma sempre con concentrazione senza pensare di aver gia' vinto...se invece si pensa di aver gia quasi vinto il set avendo cmq un buon vantaggio inevitabilmente se il livello di gioco e' simile....si perde..quanteeee volte mi e' successo,ma dagli errori in teoria si dovrebbe imparare qualcosa.....

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Messaggio Da Ospite il Mar 13 Lug 2010, 16:16

mah !
io sincermante se devo fare un 3-0 preferisco farlo sul 3-3 che all'inizio sullo 0-0.
Se poi entra in gioco la poca esperienza ed il pensiero diventa "son più tranquillo" e l'altro "è pieno di paura" non ho ben capito a che livello siano i quarta Italiani attualmente, son rimasto ai tempi andati dove vincere un torneo C o nc era un'impresa per chiunque, anche per dei B di buon livello se li avessero lasciati giocare.

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Messaggio Da Antaniserse il Mar 13 Lug 2010, 16:18

ibracadabra78 ha scritto:e' vero che capita moltissime volte di stare sopra pure 3-0 e farsi rimontare...ma se si entra in campo con la testa giusta gia' tenere due servizi(che soprattutto al n ostro livello nn e' cosi' scontato...anzi...) e fare un break,come inizio e' un buon vantaggio per giocare piu' sciolti

Un maestro, molto prosaicamente, mi diceva: 'preferisci inseguire o
essere inseguito?'

Anch'io sono dell'idea che, per noi poveri mortali, uno o due break sono relativi, mentre invece in assoluto 3 game di fila sono un bel vantaggio... tipicamente poi il cambio di campo del 3-0 è il momento in cui l'altro comincia a "mugugnare", specie se è un po' più giovincello.

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Messaggio Da correnelvento il Mar 13 Lug 2010, 16:21

wik ha scritto:mah !
io sincermante se devo fare un 3-0 preferisco farlo sul 3-3 che all'inizio sullo 0-0.
Se poi entra in gioco la poca esperienza ed il pensiero diventa "son più tranquillo" e l'altro "è pieno di paura" non ho ben capito a che livello siano i quarta Italiani attualmente, son rimasto ai tempi andati dove vincere un torneo C o nc era un'impresa per chiunque, anche per dei B di buon livello se li avessero lasciati giocare.

Osservazione corretta, Wik.

Oggi il livello dei quarta è ENORMEMENTE più basso dei C di un tempo.

18 anni fa ero C4, oggi anche se la mia classifica è 4.3, vinco sempre con i 4.2, e talvolta pure con i 4.1.

Ci sono pure dei 3.5 imbarazzanti (come quello che ho battuto in Coppa Italia)
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Messaggio Da Antaniserse il Mar 13 Lug 2010, 16:21

wik ha scritto:mah !
io sincermante se devo fare un 3-0 preferisco farlo sul 3-3 che all'inizio sullo 0-0.
E grazie tanto...


Se poi entra in gioco la poca esperienza ed il pensiero diventa "son più tranquillo" e l'altro "è pieno di paura" non ho ben capito a che livello siano i quarta Italiani attualmente, son rimasto ai tempi andati dove vincere un torneo C o nc era un'impresa per chiunque, anche per dei B di buon livello se li avessero lasciati giocare.
Infatti, in proporzione, parliamo di livelli ben inferiori a quelli.

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Messaggio Da Abracadabra78 il Mar 13 Lug 2010, 16:34

Antaniserse ha scritto:
ibracadabra78 ha scritto:e' vero che capita moltissime volte di stare sopra pure 3-0 e farsi rimontare...ma se si entra in campo con la testa giusta gia' tenere due servizi(che soprattutto al n ostro livello nn e' cosi' scontato...anzi...) e fare un break,come inizio e' un buon vantaggio per giocare piu' sciolti

Un maestro, molto prosaicamente, mi diceva: 'preferisci inseguire o
essere inseguito?'

Anch'io sono dell'idea che, per noi poveri mortali, uno o due break sono relativi, mentre invece in assoluto 3 game di fila sono un bel vantaggio... tipicamente poi il cambio di campo del 3-0 è il momento in cui l'altro comincia a "mugugnare", specie se è un po' più giovincello.
ovvio che essere 5-2 e' molto meglio che stare 3-0,ma va be',e' talmente palese che manco sarebbe da dire,ma 3-0 o 4-1 buttalo via,e' come per un pilota avere 10 secondi di vantaggio...un'eternita' in pratica,poi appunto...entra in gioco la testa soprattutto,se si rimane concentrati e nn si fanno caxxate perche' si e' in vantaggio probabimente si portera' a casa il set,altrimenti....se lo porta l'altro,basta un niente per perdere o prendere la fiducia,i muscoli si rilassano o si contraggono di conseguenza,sono due le cose

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Messaggio Da veterano il Mar 13 Lug 2010, 19:04

Credo che prima di una partita di torneo qualsiasi livello di gioco sia,e' normale essere un po nervosi,il punto fondamentale,almeno per me,e' non esere nervoso durante.Io utilizzo una tecnica molto semplice ma per me molto eficace.Partendo dal punto che tecnicamente non ho problemi,la parte dolente e' quella fisica,comunque condizione fisica a parte in ogni caso focalizzo la mia atenzione sul respirare bene e sentire bene il mio respiro,e seconda cosa guardo bene la palla quando colpisco senza neanche prestare molta atenzione a dove la tiro,ho gia deciso prima.Bene questa tecnica per me serve molto e mi distoglie totalmente da qualsiasi causa esterna,vento,pioggia,belle gnocche che passano,mi rilasso totalmente.Ma questo non significa che dormo,anzi sono molto piu' attento e reattivo di quello che si pensa,solo che non mi faccio distrarre da cause esterne.Specialmente questo sistema mi impedisce di pensare troppo,e faccio semplicemente quello che meglio so fare,non saprei descrivere bene a parole questa sensazione,ma e come fosse una specie di trans dove vedo con chiarezza quello che devo fare ma senza affaticarmi piu' di tanto,e come per magia senza nessun tipo di pressione mentale i colpi mi escano bene e dove voglio piazzarli.
Se comincio a pensare (specialmente quando non sono in forma) nascono i problemi ed incominciano gli sbagli.non so se per gli altri sia cosi' ma per me funziona e non solo con il tennis,anche con altri sport a livello agonistico ho notato che con questo piccolo trucco riuscivo a dare il meglio senza affaticarmi e stressarmi piu del necessario.Anzi ribadisco piu' penso e' piu' gioco male..............
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Messaggio Da Ospite il Ven 16 Lug 2010, 11:20

Detto chiaro e tondo come la penso il 3-0 iniziale di Marco io lo lego a questo, non tanto per la scaramnzia, ma per la creazione della sicurezza in se stessi che può provocare in alcune persone :
fonte corriere.it


LO STUDIO
Chi incrocia le dita vince di più
la superstizione aiuta gli atleti
Uno studio tedesco dimostra che chi porta in campo un portafortuna o segue un rituale particolare prima di giocare ha delle performance migliori. Secondo gli esperti si tratta di un meccanismo mentale che stimola la sicurezza personale
di SARA FICOCELLI



Il calciatore della Roma Daniele De Rossi
ROMA - Il bomber Daniele De Rossi ha giocato le tre le partite del Mondiale sudafricano senza farsi la barba: "Sono scaramantico, è il mio portafortuna", aveva detto alla stampa alla vigilia del campionato. Evidentemente non ha funzionato, ma il bomber della Roma non deve scoraggiarsi: il mondo dello sport è condito da scaramanzie che, secondo la scienza - proprio così -, hanno la loro ragione di esistere. Come la famosa bottiglietta di acqua santa che Giovanni Trapattoni versava sul campo quand'era ct, o l'avversione di Fabio Capello per il numero 2, o ancora la mania di Valentino Rossi di portare con sè in moto una tartaruga ninja e prepararsi cominciando dal lato sinistro.

La psicologa Lysann Damisch dell'università di Colonia, in Germania, ha dimostrato che questi rituali potenziano le performance degli atleti, rendendoli più sicuri e stimolando la loro voglia di vincere. Lo studio, pubblicato su Psychological Science e condotto con i ricercatori Barbara Stoberock e Thomas Mussweiler, ha preso in esame un tot di professionisti dello sport. A tutti è stato chiesto di portare con sè un portafortuna e consegnarlo: pupazzi, anelli di fidanzamento, pietre colorate, nel laboratorio tedesco è finito di tutto. Ad alcuni gli amuleti sono poi stati restituiti e ad altri, con una scusa, no. Questi ultimi sono stati costretti a tornare a giocare i rispettivi sport senza l'amuleto di fiducia e il team di ricerca ha osservato che le loro prestazioni erano di gran lunga inferiori a quelle degli sportivi a cui i portafortuna erano stati restituiti.

"Ho notato - ha spiegato la Damisch - che molti atleti si appoggiano a rituali personali di ogni tipo prima di giocare e mi sono chiesta perché. La nostra conclusione è che tutto questo li illude di riuscire a controllare qualcosa che di fatto è incontrollabile, e questo meccanismo mentale infonde loro fiducia, autostima e sicurezza. Li rende più forti e quindi li aiuta a vincere".

"I giocatori grazie a questi supporti psicologici entrano in campo più forti e motivati - spiega la dottoressa Marina Gerin Birsa, docente di Psicologia della Devianza e dei comportamenti a rischio nello sport dell'Università Salesiana di Mestre-Venezia - e questo fa sì che anche le loro performance siano migliori". La psicologa spiega che tutto si basa su quello che lo psicologo Albert Bandura definì "locus of control", la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano prodotti da suoi comportamenti o azioni, oppure da cause esterne indipendenti dalla sua volontà.

"Se il locus of control è esterno - precisa - siamo in presenza di persone che attribuiscono il proprio successo a fattori estranei come il caso, la fortuna o la capacità di un amuleto di proteggerci. Se invece è interno, l'individuo ha piena consapevolezza di sè e si affida solo alle proprie capacità per raggiungere la vittoria". Tra gli sportivi prevale la prima situazione. Troppo gravoso pensare che il buon esito o l'insuccesso di una competizione dipenda escusivamente da muscoli e allenamento: il cervello cerca una via di fuga e si aggrappa agli amuleti. "Non c'è niente di male - conclude l'esperta - ma io dopo un po' consiglio sempre di abbandonare la superstizione e tutti i suoi rituali. Un atleta, per essere tale, deve poter contare solo su se stesso". (14 luglio 2010)

L'ACQUA santa del Trap, il rosario di Maradona, il numero 11 di Gigi Riva, le mutande di Felipe Massa e i pantaloncini di Michael Jordan. Sport e scaramanzia sono sempre andati a braccetto e sempre ci andranno. Giocatori che prima di entrare in campo si fanno il segno della croce una o più volte, allenatori che escono per ultimi dal sottopassaggio (alcuni anche a partita in corso). E poi i presidenti, quelli che sentono in maniera così forte l'avvenimento da inventarsi i gesti più strani.

L'ACQUA DEL TRAP - Famosissima è diventata l'acqua benedetta che Giovanni Trapattoni mostrò in mondovisione durante il mondiale nippocoreano del 2002, dono di sua sorella suora che non riuscì però a limitare gli effetti nefasti della direzione di gara dell'arbitro Moreno. Se l'acqua santa non è servita a salvare il Trap, un altro oggetto religioso, il rosario, non ha portato fortuna a Diego Armando Maradona. Il ct dell'Argentina (che da giocatore quando entrava in campo aveva l'abitudine di calciare il pallone nella porta vuota) lo ha stretto nella mano durante l'ultimo mondiale, gli è andata bene fino a quando sulla sua strada non si è presentata la Germania. Fabio Capello, ct dell'Inghilterra, ha una vera e propria idiosincrasia per il numero 2 e quando, ai tempi in cui allenava il Real Madrid, gli assegnarono la tessera federale numero 22 ne chiese immediatamente il cambio. Raymond Domenech, ex ct della Francia, non compie un passo se prima non si consulta con il suo astrologo, chissà se anche prima di partire per il Sudafrica ci avrà fatto quattro chiacchiere. Freddo o caldo, inverno o primavera, Renzo Ulivieri quando sta in panchina non abbandona mai il suo cappotto (e una volta ha dovuto far ricorso alle cure del medico), da quando è alla guida del Napoli (città dove la scaramanzia è legge) Walter Mazzarri porta sempre sotto la giacca una camicia bianca.

IL NUMERO DI RIVA - Gigi Riva ha sempre maledetto il giorno in cui cambiò numero di maglia. Con l'11 dietro la maglia 'Rombo di tuono' ha vinto uno scudetto con il Cagliari e un Europeo con l'Italia. Nel 1967, in occasione di un Italia-Portogallo, lasciò il numero 11 per prendere la maglia numero 9: si ruppe una gamba e restò lontano per un po' dai campi di calcio. Dopo si riprese il suo vecchio numero.

I PRESIDENTI - Orfeo Pianelli, presidente del Torino, era convinto che il suo cappottone a righe portasse bene e nel 1976 decise di indossarlo in tutte le partite: sarà stato solo un caso, ma quell'anno il Toro vinse lo scudetto. Romeo Anconetani, invece, per aiutare il suo Pisa ad ogni partita spargeva il sale davanti alla porta e durante il ritiro prepartita metteva i peperoncini sotto al tavolo dei suoi giocatori. Costantino Rozzi, numero uno dell'Ascoli, indossava sempre calzini di colore rosso, Aldo Spinelli, presidente del Livorno, indossa sempre qualcosa di giallo (un k-way o un maglioncino) durante le partite della sua squadra. Giallo è anche il colore che Adriano Galliani, vicepresidente del Milan, sceglie per le sue cravatte.

NON SOLO CALCIO - Rafa Nadal, numero uno del tennis mondiale, ha i suoi particolari riti da compiere durante le partite. Le bottigliette dalle quali beve devono essere allineate e con le etichette rivolte verso il campo. Anche quando si prepara il tennista spagnolo cura ogni minimo particolare del suo abbigliamento: i calzini devono uscire dalle scarpe esattamente per 15 cm e lo sponsor deve essere parallelo al terreno di gioco. Dal tennis al basket, da un campione del presente a uno del passato. Michael Jordan è stato uno dei più forti giocatori del mondo, ha dato spettacolo sui campi della Nba e con la maglia dei Chicago Bulls ha vinto titoli su titolo. Quando giocava, però, Michael non dimenticava mai il suo passato e sotto il pantaloncino dei 'Tori' indossava sempre quello del suo vecchio college, North Carolina. Dai pantaloncini di Jordan alle mutande di Felipe Massa. Il pilota brasiliano della Ferrari (ma non solo lui si mormora nel circus) non cambia mai i suoi indumenti intimi se le prove del venerdì vanno bene, Valentino Rossi corre solo con il numero 46 e in gara porta con sè sempre una tartaruga ninja, Sebastian Vettel ha una moneta sempre nel taschino destro, il re del golf Tiger Woods, invece, quando scende sul green indossa sempre una maglia rossa. (14 luglio 2010)

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Messaggio Da marco61 il Sab 17 Lug 2010, 21:08

wik ha scritto:Detto chiaro e tondo come la penso il 3-0 iniziale di Marco io lo lego a questo, non tanto per la scaramanzia, ma per la creazione della sicurezza in se stessi che può provocare in alcune persone:
E' fuor di dubbio che raggiungere l'obiettivo principale che mi pongo ad inizio match, genera in me un senso di sicurezza ed aumenta considerevolmente la mia consapevolezza di vincere l'incontro.
Infatti ho spiegato che non è tanto il vantaggio in sè che ritengo determinante, quanto il fatto che costringere il mio avversario a rincorrere provoca spesso un "disordine mentale" nel momento stesso in cui io aumento la mia carica agonistica.

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Messaggio Da correnelvento il Dom 18 Lug 2010, 12:58

Giocare in favore di punteggio, nella maggioranza dei casi, determina una minore tensione da parte di cui che sta vincendo...

...e questo permette di colpire con maggiore fluidità e , conseguentemente, con maggiore efficacia.
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Messaggio Da marco61 il Dom 18 Lug 2010, 16:37

Ed ecco il rovescio della medaglia.
Oggi match con "nemico storico", di quelli con cui non ci stai mai a perdere ed è sempre come fosse torneo.
Inizio concentrato, mi porto 2/0 ed ho la palla per il 3/0. Attacco in back lungolinea, la pallina esce di un nanomillimetro con lui fuori causa. Perdo poi il game e inevitabilmente inizio a pensare alla sfiga, che se andavo 3/0 era fatta, che lui sa che ci tengo a quel vantaggio ed ora si carica, che se davo retta a wik non mi facevo troppi problemi, che se mio nonno avesse avuto le ruote sarebbe stato un carretto, e via discorrendo.
Morale: mi trovo poi sotto 4/2 prima di smettere di pensare a quel maledetto punto. Pian piano torno nel match, sul 5/4 sotto annullo 4 set points, e questo mi da la carica per vincere poi il set 7/5.
Il tutto in un'ora abbondante, decidiamo poi che nessuno dei due aveva voglia di giocare il secondo a mezzogiorno con 98 gradi all'ombra, e va bene così.
Alla fine ho pensato che devo dar retta a wik. Questa benedetta storia del 3/0 non deve arrivare a condizionarmi così pesantemente, proprio perchè mi si può ritorcere contro. Ne farò tesoro.

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Messaggio Da correnelvento il Dom 18 Lug 2010, 18:11

Infatti un certo Rod Laver diceva:

"Quando inizio a pensare al punteggio, finisco con il perdere la partita"...

Ed il ragazzo, di partite, pareva ne perdesse poche! pirat
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Messaggio Da marco61 il Dom 18 Lug 2010, 20:32

Oh santa peppina!!! La Pennetta legge TennisTeam!!!!!
Sta giocando la finale a Palermo, era sopra 2/0 nel primo e facilissima palla del 3/0 e doppio break. L'ha sbagliata e ha poi perso il game e pure il set!
Flavia perdonami, non potevo sapere. Sad

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Messaggio Da correnelvento il Dom 18 Lug 2010, 20:58

Very Happy
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Messaggio Da correnelvento il Dom 05 Feb 2012, 09:32

uppiamo a gentile richiesta del Lupo!
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Messaggio Da correnelvento il Dom 05 Feb 2012, 09:33

correnelvento ha scritto:Prima di iniziare questo post, devo doverosamente sottolineare che:

1. Non sono un tecnico, nè un istruttore-maestro di tennis;

2. Non è mia intenzione "pontificare" o "insegnare" a nessuno;

3. Voglio soltanto fornire spunto di confronto;


4. La mia esperienza non è altro che quella di un onesto "guerriero di quarta categoria" con anni (purtroppo molti) di battaglie da torneo alle spalle.

Ora si può cominciare.


A qualsiasi livello tennistico ci si collochi, è evidente che la partita di Torneo è MOLTO diversa dal semplice allenamento.

Questo, ovviamente, perchè ci mette lo "zampino" un nemico subdolo: Lo STRESS. Ecco che il respiro si fa corto, i battiti aumentano, le gambe diventano pesantissime... ed il nostro braccio diventa sempre più corto.

Siamo inconsciamente OSSESSIONATI dal risultato, non abbiamo piena fiducia nelle nostre possibilità e nel nostro gioco... siamo terrorizzati da un'eventuale brutta figura e dai commenti velenosi dei nostri compagni di circolo.

Poichè lo stress da competizione è fisiologico (esiste in natura per mettere in alletra il nostro fisico prima di una "battaglia"), dobbiamo cercare di INCANALARE questo nostro nemico al fine di farne un prezioso alleato.

Io ho imparato ad amare questa sensazione e ad incanalarla verso una grande concentrazione e determinazione a vincere (ovviamente dove questo è possibile).

Una qualità che tutti i miei amici (e nemici) tennisti mi attribuiscono (e di cui vado molto fiero) è infatti quella di NON PERDERE MAI CON GIOCATORI DI LIVELLO INFERIORE.

Ed è proprio questo il punto: dal modesto NC al giocatore PRO, ciò che distingue il "fighter" dal "perdente" è la capacità e la determinazione che permettono di battere sempre (o quasi) i giocatori di livello inferiore.

Il primo passo è quello di CAPIRE qual'è REALMENTE il nostro livello di gioco.... e, credetemi, non è facile essere così obiettivi da capirlo realmente...

...posso giurarvi che almeno l'80% di giocatori NC-quarta ritiene di essere ad un livello NOTEVOLMENTE SUPERIORE a quello reale. da qui esclamzioni del tipo: "HO PERSO CON UNA PIPPA".

La cruda realtà è che, nella stragrande maggioranza dei casi, quella PIPPA è un tennista più solido e consistente di voi.

Personalmente (e pure di questo sono orgoglioso), mi basta guardare pochi game di un giocatore per stabilire (con ottima approssimazione) se tale giocatore è più forte di me (quindi vincente)... allo stesso livello (lotta serrata) o più debole.

Senza questa "picture", un giocatore di Tennis, andrà sempre incontro ad amarissime sorprese e delusioni.

Passiamo ora alla gestione della partita.

Nel palleggio che precede il mactch, normalmente, il basso quarta comincia a tirare della mazzate terribili, forse per impressionare l'avversario, o forse per stemperare la tensione... o magari per farsi notare da una bella gnocca....

Resta il fatto è che è SBAGLIATO!

In palleggio bisogna colpire piano, in scioltezza (decontrazione, direbbe qualche tecnico), ripassare mentalmente la corretta sensazione del movimento, la corretta respirazione.... il RITMO, insomma.

Se poi riusciamo pure aa capire i lati deboli dell'avversario, tanto meglio.

Si arriverà poi ad un punto in cui la partita ha inizio.

In questo caso, quello che al nostro (basso, anzi bassissimo) livello NON BISOGNA MAI FARE è quello di cominciare prendendo rischi assurdi, tirando mazzate, cercando le righe...

Attenzione, amici, non sto dicendo di giocare da "vigliacchi", ma solo di giocare "ordinati", in sicurezza... evitando rischi inutili.

Non c'è nulla di più bello, per il nostro avversario... di trovarsi i primi punti dell'incontro regalati su di un piatto d'argento!

Diamogli l'impressione di essere CONSISTENTI, degli ossi duri non disposti a regalare nulla.

Questo ci darà fiducia, e, al contempo... metterà un poco di preoccupazione nell'avversario.

Considerate che giocare in sicurezza non significa tirare piano, ma giocare magari con un maggiore spin ed una maggiore "clarence" sulla rete, nonchè un maggior margine sulla riga di fondo.

Ricordate che giocare con più spin significa VELOCIZZARE il movimento del braccio, NON rallentarlo!

Dopo qualche game giocato "in sicurezza" la tensione svanirà... e saremo quindi in grado di esprimere un gioco più "bandalzoso" ed aggressivo.

A questo punto la partita entra nel vivo... ma noi siamo pronti ad esprimere il nostro miglior tennis... che poi è il fine ultimo (chi crede che il fine sia solo la vittoria, sarà un frustrato tennista per tutta la vita).

Ed è questo il punto focale.... quando noi abbiamo dato il massimo, abbiamo fatto goal... la vittoria (o la sconfitta) non rappresenta il problema... ma solo una normale conseguenza.

E' ovvio che se gioco con un 2.8 non posso pormi la vittoria come obiettivo (sarei un idiota)... ma posso pormi l'obiettivo di giocare al mio massimo.

Ed è questo, amici miei, il fatto importante.... entrare in campo DETERMINATI, CONCENTRATI e FIDUCIOSI DEI PROPRI MEZZI (quelli reali, non quelli che si suppone di avere...) per poter dare il nostro massimo, nella correttezza e nello spirito sportivo.

Senza ridicole giustificazioni.

Comportandosi da UOMINI, non da PUPAZZI.

Un saluto dal vecchio Corre.
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Messaggio Da johnnyyo il Dom 05 Feb 2012, 12:08

Fatto bene ad UPPARE, molto interessante e mi piacerebbe aggiungere la mia esperienza personale.
Come ormai ho scritto tante volte su questo forum, io ho avuto 2 carriere (si fa per dire) tennistiche.

Il primo periodo va dai 7 anni (quando ho mosso i primi passi sul campo) ai 19 circa.
Periodo tardo-adolesceneziale DRAMMATiCO! Giocavo con certe racchette solo perché le avevano i pro di riferimento (ed erano troppo diffcili), in allenamento tiravo bombe a destra e a sinistra, mi ostinavo a voler fare sempre le cose più complicate; pensate la cosa più folle di tutte: sono passato dal rovescio a una mano semplice, naturale ed efficace, a quello bimane SOLO perché così lo facevano i miei idoli! Aiuto, rinchiudetemi...
In quel periodo la differenza tra allenamento e torneo era TERRIFICANTE, non vincevo una partita, frustrante al massimo! Ovviamente avevo smesso. COMPLETAMENTE!

La seconda esperienza è quella attuale, iniziata a circa 25 anni, poi intensificata e sempre più "piena" di agonismo, tornei e coppe a squadre dal 2009 (quindi a 28 anni).
Qui la mia maturità è stata FONDAMENTALE, ho iniziato a giocare più semplice, ad investire sui miei punti forti, a fregarmene se il mio idolo è bimane e usa la 6.1, ad accettare le sconfitte, ma soprattutto ho iniziato a DIVERTIRMI! E devo tutto alla consapevolezza acquisita che il tennis è così, si vince, si perde, si gioca bene, a volte malissimo, ma tutto gira, l'unico errore che si può fare è scoraggiarsi e lasciarsi andare in questo limbo di frustrazione.
Anche la gestione dello stress da torneo è cambiata molto, ormai NON VEDO l'ora di buttrami nella mischia! La tensione c'è ma è tutta POSITIVA! Come faccio? Semplice, so che la cosa peggiore che potrà capitarmi sarà... Perdere! Amen! Come diceva un vecchio allenatore di calcio che avevo: "ragazzi, diamo tutto, al massimo sono più forti e vincono, non ci daranno mica due ceffoni..."
lol!

E concludo con una bellissima frase di Pete Sampras alla sua premiazione per l'ingresso nella Hall Of Fame:
"Devo tutto a questo sport che mi ha insegnato tanto: ho imparato a vincere, ma soprattutto ho imparato a perdere"
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